Economia

Pensioni future, italiani pessimisti: il 55% teme che lo Stato non riuscirà a garantirle

Il futuro del sistema pensionistico italiano preoccupa sempre di più gli italiani. È quanto emerge dalla nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata in collaborazione con Ipsos, che analizza il rapporto tra cittadini, welfare e prospettive economiche delle prossime generazioni.

Il quadro che emerge dal report è quello di un forte pessimismo intergenerazionale: il 65% degli intervistati ritiene infatti che le generazioni future avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale. Un sentimento particolarmente diffuso tra i Baby Boomer, dove la percentuale sale al 73%. La preoccupazione riguarda soprattutto la capacità dello Stato di sostenere il sistema previdenziale nei prossimi decenni. Il 55% degli italiani ritiene infatti che il Paese non sarà più in grado di garantire le pensioni future.

Secondo gli intervistati, alla base di questa incertezza ci sono principalmente tre fattori: l’elevato debito pubblico, indicato dal 47% del campione, la precarizzazione del lavoro accompagnata da salari bassi (38%) e l’invecchiamento della popolazione legato anche al calo delle nascite (36%).

Solo l’8% crede in pensioni eque per i giovani

Il timore per la sostenibilità del sistema pensionistico non riguarda soltanto il presente, ma soprattutto il futuro delle nuove generazioni. Secondo la ricerca, appena l’8% degli italiani pensa che i giovani di oggi potranno beneficiare un domani di un trattamento pensionistico equo. Il maggiore scetticismo arriva ancora una volta dai Baby Boomer, il 68% dei quali dubita della possibilità per i giovani di ottenere una pensione adeguata. Seguono la Generazione X con il 62%, la Generazione Z con il 60% e i Millennial con il 59%.

Un dato interessante riguarda proprio le generazioni più giovani: pur mostrando una maggiore fiducia rispetto ai Baby Boomer sulla tenuta generale del welfare, sono tra quelle più preoccupate quando si parla direttamente del proprio futuro pensionistico.

Il ricambio generazionale nel lavoro resta una priorità

Tra le cause delle difficoltà del sistema pensionistico viene indicato anche il mancato ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Secondo il report, quasi nove italiani su dieci ritengono che le aziende dovrebbero favorire maggiormente la crescita professionale dei giovani. In particolare, il 90% degli intervistati sostiene che le imprese dovrebbero creare più opportunità per permettere alle nuove generazioni di sviluppare competenze e carriera. Allo stesso tempo, l’81% degli italiani pensa che chi ha già raggiunto l’età pensionabile dovrebbe lasciare spazio ai lavoratori più giovani.

Resta invece più controverso il giudizio sull’atteggiamento delle nuove generazioni: solo il 52% degli intervistati ritiene che i giovani siano realmente disponibili a impegnarsi per crescere professionalmente.

La crisi demografica mette sotto pressione le pensioni

Il problema previdenziale è strettamente collegato anche alla crisi demografica italiana. Secondo gli italiani, la principale causa del calo delle nascite è rappresentata dalle difficoltà economiche, indicate dal 57% del campione complessivo. La percentuale raggiunge il 65% tra i Baby Boomer. Seguono l’incertezza generale sul futuro, indicata dal 36% degli intervistati, e la precarietà del lavoro, considerata un fattore determinante dal 35%. Il report evidenzia quindi un doppio effetto della fragilità economica: da un lato riduce la propensione delle famiglie ad avere figli, dall’altro rischia di indebolire il sistema pensionistico futuro perché diminuisce il numero dei lavoratori e dei contributi versati.

Lavoro stabile e servizi pubblici decisivi per fare figli

Secondo gli italiani, per invertire la tendenza alla denatalità servirebbero soprattutto maggiori garanzie economiche e sociali. L’88% degli intervistati considera la stabilità del contratto di lavoro un elemento fondamentale nella scelta di avere figli. Subito dopo vengono la flessibilità lavorativa (86%) e la disponibilità di servizi pubblici gratuiti, come asili nido e mense scolastiche (85%). Anche gli aiuti economici diretti dello Stato e il miglioramento dei congedi parentali, con periodi più lunghi e meglio retribuiti, vengono considerati strumenti importanti, entrambi indicati dall’80% del campione.

Anche su questo tema i Baby Boomer risultano la generazione più convinta che stabilità, servizi e flessibilità siano condizioni indispensabili per favorire la nascita di nuovi figli.

Dubbi anche su sanità e assistenza agli anziani

Il pessimismo sul futuro non riguarda soltanto le pensioni, ma coinvolge anche altri pilastri del welfare. Il 58% degli italiani teme che lo Stato non riuscirà a garantire adeguati servizi di assistenza a lungo termine per anziani e persone non autosufficienti. Il 50% mette invece in dubbio la capacità futura di mantenere efficiente il Servizio sanitario nazionale, mentre il 49% esprime preoccupazione sulla possibilità di garantire sostegno alle famiglie attraverso strumenti come asili nido e assegni.

L’unico settore in cui prevale la fiducia è quello dell’istruzione pubblica: il 59% degli intervistati ritiene infatti che lo Stato continuerà a garantire un sistema scolastico adeguato. Secondo il report, gli italiani sembrano quindi avere maggiore fiducia nei servizi pubblici più vicini alla quotidianità, mentre guardano con maggiore preoccupazione agli ambiti legati al lungo periodo, come pensioni e assistenza.