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Sui prediction market, per i banchieri d’affari, la festa è finita. Goldman Sachs, Morgan Stanley, JPMorgan Chase e Bank of America hanno stretto le maglie dei codici di condotta interni, vietando o limitando ai propri dipendenti alle piattaforme che consentono di scommettere sull’esito di eventi futuri, dalle elezioni ai tassi d’interesse, passando per le decisioni delle banche centrali. Lo riportano fonti vicine al dossier citate da Reuters.
Le banche coinvolte
In prima fila c’è Goldman Sachs che, in una nota interna, ha vietato ai dipendenti di partecipare a contratti event-based collegati a mercati finanziari ed eventi politici che possano generare conflitti di interesse, reali o percepiti, con la banca, i clienti o l’intero settore. Secondo Bloomberg News, che ha rivelato per prima la policy, le violazioni ripetute possono costare care: fino al licenziamento, con l’obbligo di restituire eventuali guadagni realizzati su operazioni vietate. Restano invece fuori dal perimetro del divieto le scommesse su sport e intrattenimento.
Anche Morgan Stanley ha inserito regole specifiche sui prediction market nel proprio codice di condotta, accanto ad altre norme su trading e investimenti, senza però sbottonarsi sui dettagli. In JPMorgan Chase il tema rientra nel più ampio divieto di operare su informazioni riservate: una fonte bancaria ha confermato che il principio si estende esplicitamente anche alle scommesse sui mercati predittivi. Bank of America, infine, ha limitato le operazioni su contratti legati a eventi societari specifici, dinamiche macroeconomiche e servizi finanziari, aggiornando di recente le linee guida con esempi concreti per i dipendenti.
Un mercato che cresce più in fretta delle regole
Fino a pochi anni fa erano una nicchia frequentata soprattutto da appassionati di tecnologia e finanza quantitativa. Oggi piattaforme come Kalshi e Polymarket attirano volumi sempre più consistenti e stanno trasformando le previsioni sugli eventi in un vero e proprio mercato. L’idea è semplice: acquistare contratti che aumentano o diminuiscono di valore in base alla probabilità che un determinato evento si verifichi. Il risultato, però, è un confine sempre più sottile tra strumento finanziario, analisi probabilistica e scommessa tradizionale.
Per una banca d’investimento il problema va ben oltre il rispetto formale delle regole. Un dipendente che punta sull’esito di una decisione della Federal Reserve o di un’elezione potrebbe trovarsi, almeno in teoria, nella disponibilità di informazioni privilegiate o in situazioni capaci di alimentare dubbi sull’imparzialità dell’istituto. È proprio questa “zona grigia” che i responsabili della compliance cercano di eliminare. Anche quando non esiste un illecito, il semplice sospetto di un conflitto di interesse può trasformarsi in un rischio reputazionale difficile da gestire.
Tolleranza zero sulle violazioni
Le nuove policy prevedono un approccio rigoroso. Chi dovesse ignorare i divieti, come anticipato, potrebbe andare incontro a sanzioni disciplinari fino al licenziamento, oltre alla possibile restituzione degli eventuali guadagni ottenuti attraverso operazioni non consentite. Rimangono invece esclusi dalle restrizioni i contratti legati allo sport e all’intrattenimento, considerati estranei all’attività professionale dei banchieri e quindi meno esposti a possibili interferenze.
La stretta arriva mentre piattaforme come Kalshi e Polymarket macinano crescita, offrendo scommesse su tutto – elezioni, sport, meteo – in un terreno di gioco sempre più simile a quello delle scommesse tradizionali. Un’espansione che ha acceso i riflettori dei regolatori, soprattutto in vista delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, e che porta con sé un timore neanche troppo velato: che un trader con informazioni privilegiate possa trasformare i prediction market in una scorciatoia per aggirare le regole anti insider trading.