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Dopo mesi di rallentamenti, il Parlamento europeo ha compiuto un passo avanti decisivo verso l’introduzione dell’euro digitale. La commissione Affari economici e monetari (Econ) dell’Eurocamera ha approvato ieri con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un’astensione il mandato negoziale sul regolamento che darà vita alla nuova forma elettronica della moneta unica emessa dalla Banca centrale europea. L’intesa politica raggiunta nelle scorse settimane tra i principali gruppi parlamentari lascia prevedere un via libera anche della plenaria di luglio, prevista tra il 6 e il 9 luglio, aprendo la strada al negoziato con Consiglio e Commissione Ue sul testo definitivo. Se il calendario sarà rispettato, l’obiettivo è chiudere l’iter entro il 2026, avviare le sperimentazioni nel 2027 e arrivare all’emissione dell’euro digitale nel 2029.
Che cosa è l’euro digitale
L’euro digitale è una forma di contante elettronico emesso direttamente dalla Banca centrale europea, progettato per affiancare — e non sostituire — banconote e monete. I cittadini potrebbero utilizzarlo per effettuare pagamenti sia online sia offline attraverso un portafoglio digitale dedicato, mantenendo la possibilità di scegliere liberamente tra contante tradizionale e strumenti elettronici.
La differenza rispetto agli attuali sistemi di pagamento è sostanziale. Oggi la quasi totalità delle transazioni digitali passa attraverso intermediari privati, banche commerciali e circuiti internazionali. Con l’euro digitale, invece, i cittadini avrebbero accesso diretto a una forma digitale di moneta della banca centrale, una possibilità che attualmente esiste solo attraverso il contante fisico.
Il progetto ha assunto negli ultimi mesi una crescente rilevanza politica e strategica. Le tensioni economiche e commerciali tra Unione europea e Stati Uniti hanno infatti riacceso il dibattito sulla dipendenza dell’Europa dalle grandi infrastrutture di pagamento straniere, in particolare dai colossi americani Visa e Mastercard, che oggi dominano una quota rilevante del mercato europeo dei pagamenti elettronici. In questa prospettiva, l’euro digitale viene considerato da Bruxelles e Francoforte come uno strumento per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione e la sovranità monetaria europea nell’economia digitale.
Privacy e sicurezza al centro del compromesso
I principali ostacoli all’avanzamento del dossier riguardavano le garanzie sulla riservatezza dei dati personali, il rapporto con il contante e il ruolo degli operatori privati nel futuro ecosistema dei pagamenti europei.
Il compromesso raggiunto dagli eurodeputati rafforza significativamente le tutele previste dal testo originario della Commissione. In particolare, il Parlamento chiede una fase pilota strutturata, verifiche preventive sulla sicurezza informatica e maggiori garanzie in materia di privacy prima dell’emissione della nuova valuta digitale.
L’obiettivo è assicurare che l’introduzione dell’euro digitale avvenga in un quadro di piena fiducia da parte dei cittadini e con standard di protezione adeguati alla sensibilità dei dati trattati.
Il contante resta, servizi di base gratuiti
Uno dei principi cardine ribaditi dal mandato negoziale è la coesistenza tra euro digitale e contante. La nuova moneta elettronica dovrà costituire un’opzione aggiuntiva e non un’alternativa obbligatoria alle forme tradizionali di pagamento.
“Finché i cittadini vorranno usare il contante potranno farlo, una cosa non esclude l’altra”, ha sottolineato la presidente della Bce Christine Lagarde, definendo il voto della commissione Econ “un traguardo importante” per il progetto.
Il testo introduce inoltre una serie di misure a tutela degli utenti. I servizi essenziali — dall’apertura del conto alla gestione dei fondi fino alla disponibilità di almeno uno strumento di pagamento — dovranno essere gratuiti. Le commissioni saranno consentite soltanto per servizi aggiuntivi, mentre i pagamenti offline non potranno essere soggetti ad alcun costo.
Gli eurodeputati hanno inoltre previsto meccanismi di accesso universale destinati alle categorie più vulnerabili, tra cui anziani, persone con disabilità, cittadini con limitate competenze digitali e soggetti privi di conto bancario.