Mercati

Fed divisa sul futuro dei tassi: pausa per ora, forse a giugno il prossimo taglio

La traiettoria della politica monetaria statunitense si fa più incerta. I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, quella del 27-28 gennaio, e resi noti ieri, mostrano un Comitato quasi unanime (otto sì contro due no) nella decisione di non toccare i tassi, ma profondamente diviso su come orientare i tassi nei prossimi mesi.
Una parte dei membri ritiene che eventuali nuovi tagli possano arrivare solo se i prezzi scenderanno secondo le attese; altri invitano a una pausa prolungata per valutare con attenzione i dati macroeconomici.
Sul fondo resta il tradizionale dilemma delle banche centrali: quanto privilegiare la stabilità dei prezzi rispetto al sostegno al mercato del lavoro. La Fed ha ridotto il tasso di riferimento sui prestiti di tre quarti di punto percentuale con tagli consecutivi a settembre, ottobre e dicembre. Queste misure hanno portato il tasso di riferimento in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

“Nel considerare le prospettive della politica monetaria, diversi partecipanti hanno osservato che ulteriori adeguamenti al ribasso dell’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali sarebbero probabilmente appropriati se l’inflazione dovesse diminuire in linea con le loro aspettative”, si legge nel resoconto della riunione.

Inflazione ancora osservata speciale

Secondo i verbali del Federal Open Market Committee, molti partecipanti si aspettano un rallentamento dell’inflazione nel corso dell’anno, ma con tempi e intensità incerti.
Il rischio che la crescita dei prezzi resti stabilmente sopra l’obiettivo del 2% è considerato significativo. Le tariffe commerciali hanno contribuito alle pressioni inflazionistiche, anche se il loro impatto dovrebbe attenuarsi gradualmente.
Il principale indicatore dei prezzi seguito dalla banca centrale resta intorno al 3%, mentre alcune misure core mostrano segnali di raffreddamento ai livelli più bassi degli ultimi anni. Un quadro che alimenta prudenza.

Non solo tagli: sul tavolo anche l’ipotesi rialzi

Il dato più rilevante dei verbali è forse l’emergere di un dibattito più ampio sulla direzione futura dei tassi. Alcuni funzionari hanno esplicitamente sostenuto che la comunicazione ufficiale dovrebbe riflettere una visione “a doppia faccia”, includendo la possibilità di nuovi aumenti se l’inflazione restasse elevata.
Si tratta di un cambio di tono rispetto alla sequenza di tre tagli consecutivi tra settembre e dicembre, che hanno portato il tasso di riferimento nell’intervallo 3,5%-3,75%.

“Alcuni partecipanti hanno osservato che sarebbe probabilmente opportuno mantenere stabile il tasso di riferimento per un certo periodo, mentre il Comitato valuta attentamente i dati in arrivo, e alcuni di questi partecipanti hanno ritenuto che un ulteriore allentamento della politica monetaria potrebbe non essere giustificato fino a quando non vi saranno chiari segnali che il processo di disinflazione sia tornato saldamente in carreggiata”, si legge nel verbale.

Sul fronte occupazionale il quadro resta misto. La creazione di posti di lavoro nel settore privato mostra segnali di rallentamento e la crescita si concentra in larga parte nella sanità. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% e le buste paga non agricole hanno registrato un incremento superiore alle attese.

Nei verbali si sottolinea che i rischi per inflazione e occupazione appaiono ora più equilibrati rispetto al passato, attenuando le precedenti preoccupazioni sulla debolezza del mercato del lavoro.

Nuovi equilibri interni e prospettive di leadership

La riunione di gennaio ha visto anche un rinnovamento nel gruppo dei presidenti regionali con diritto di voto. Tra le posizioni più caute emergono quelle di Lorie Logan e Beth Hammack, favorevoli a mantenere i tassi fermi a tempo indeterminato per concentrarsi sulla stabilità dei prezzi.
Il dibattito potrebbe diventare ancora più acceso se Kevin Warsh dovesse essere confermato alla guida della banca centrale alla scadenza del mandato di Jerome Powell, prevista per maggio. Warsh ha espresso posizioni favorevoli a una politica più accomodante, in linea con i governatori Stephen Miran e Christopher Waller, che hanno votato contro la decisione di gennaio chiedendo un ulteriore taglio.

Le attese dei mercati: primo taglio a giugno

Gli operatori finanziari continuano a scommettere su un ritorno ai tagli nel corso dell’anno. Secondo l’indicatore FedWatch del CME Group, il mercato attribuisce la probabilità più elevata a un primo intervento a giugno, seguito da possibili ulteriori riduzioni tra settembre e ottobre.
Ma i verbali indicano chiaramente che la traiettoria resta aperta. La banca centrale statunitense si muove su un crinale stretto, dove ogni dato su inflazione e occupazione potrà spostare l’ago della bilancia tra allentamento, pausa o persino nuova stretta monetaria.