Mercati

Argento aggiorna i massimi storici: rally oltre i 62 dollari mentre l’oro arretra

Prosegue senza sosta il rally dell’argento, che in mattinata segna un nuovo massimo storico, spingendosi fino a 62,88 dollari l’oncia dopo la decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi di 25 punti base. Si consolida così una corsa che ha pochi precedenti nella storia recente dei mercati delle materie prime. Da inizio 2025 il prezzo ha più che raddoppiato il proprio valore, con un rialzo del 113% che supera di gran lunga il +59% segnato dall’oro nello stesso periodo.

La performance del metallo grigio rappresenta un evidente punto di frattura rispetto alla tradizionale leadership del lingotto nei momenti di incertezza macroeconomica. Mentre l’oro arretra – complice il messaggio più “falco” della Federal Reserve sulla traiettoria dei tagli nel 2026 – l’argento si conferma come il protagonista assoluto dei mercati delle commodity.

La Fed taglia, oro penalizzato dal messaggio prudente

La decisione del FOMC, adottata con un voto insolitamente diviso, ha prodotto reazioni contrastanti sui mercati dei metalli preziosi. Il presidente Jerome Powell ha ribadito che ulteriori riduzioni del costo del denaro dipenderanno dal raffreddamento del mercato del lavoro e di un’inflazione che “resta elevata”, lasciando intendere che il ritmo dell’allentamento sarà lento e condizionato dai dati.
Le quotazioni dell’oro hanno subito immediatamente il contraccolpo: il contratto spot scambia in calo dello 0,3% a 4.216 dollari l’oncia, arretrando dai picchi della scorsa settimana e riflettendo una riduzione della domanda di asset rifugio. La reazione, osservano diversi analisti, dipende dal fatto che una banca centrale prudente riduce la visibilità sulle condizioni monetarie future, rendendo l’oro meno appetibile rispetto ad asset più ciclici.

Argento: scorte in calo e domanda industriale sostengono il rally

A sostenere l’impennata dell’argento non c’è solo il contesto macroeconomico. Il metallo beneficia di una combinazione di fattori strutturali che ne stanno amplificando il movimento rialzista. A partire dalle scorte globali in rapido declino, in particolare nel mese di ottobre. Ma non solo. Spingono in alto i prezzi anche il boom di domanda industriale, favorita dalle tecnologie solari, dall’elettronica avanzata e dall’automotive, insieme all’ingresso nella lista dei minerali critici degli Stati Uniti, elemento che ha ulteriormente rafforzato l’appeal strategico dell’argento.

Tutto questo mentre gli ETF sull’argento sono tornati protagonisti dopo un 2024 dominato dai riscatti: nell’ultimo mese, hanno registrato afflussi superiori a quelli dei fondi collegati all’oro. Il maggiore, l’iShares Silver Trust (SLV), ha raccolto flussi netti per 1,5 miliardi di dollari in 30 giorni, contro gli 860 milioni del concorrente SPDR Gold Shares (GLD). In una sola settimana gli ETF hanno accumulato circa 590 tonnellate di argento, segnale di un rinnovato e massiccio interesse degli investitori retail e istituzionali.

Nel resto del comparto dei metalli preziosi prevalgono movimenti più contenuti: il platino avanza dello 0,7% a 1.666,9 dollari l’oncia, mentre il palladio resta sostanzialmente stabile a 1.472,5 dollari (-0,3%). L’attenzione del mercato resta però interamente concentrata sull’exploit dell’argento e sulla possibilità che la dinamica dei prezzi possa estendersi oltre la soglia dei 64 dollari, livello indicato da alcuni analisti come prossimo target tecnico.

Dall’oro all’argento, un cambio di paradigma negli investimenti?

Il 2025 sta tracciando una nuova geografia nei metalli preziosi: mentre l’oro paga la prudenza della Fed e un posizionamento già molto affollato, l’argento beneficia di una combinazione esplosiva di domanda industriale, scarsità di offerta e rinnovato interesse finanziario.

La domanda ora è se il rally potrà proseguire anche nei prossimi mesi. Molto dipenderà dai dati macroeconomici statunitensi attesi a breve – occupazione, inflazione e crescita del terzo trimestre – nonché dalla capacità del mercato di assorbire livelli di prezzo mai sperimentati prima.
Per ora, però, la “febbre dell’argento” sembra tutt’altro che destinata a raffreddarsi.