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Dopo i recenti ribassi, Bitcoin torna a risollevare la testa e si riporta sopra quota 91 mila dollari. Nelle contrattazioni del mattino la criptovaluta avanza dell’1,46% a 91.766 dollari, dopo aver toccato un picco intraday di 92.217 dollari.
Solo ventiquattr’ore prima, complice un ritorno dell’avversione al rischio alimentato dai dubbi su una possibile bolla dell’intelligenza artificiale, il prezzo era scivolato a 88.522 dollari: il livello più basso degli ultimi sette mesi.
Un trilione bruciato, troppe attese tradite
Il rimbalzo non basta però a dissipare le incertezze. Il mondo cripto fa i conti con una maxi-correzione da un trilione di dollari: la capitalizzazione complessiva del settore, che aveva toccato i 4,3 trilioni di dollari il 6 ottobre, galleggia ora attorno ai 3,2 trilioni. Nel frattempo, la regina delle criptovalute, il Bitcoin, ha perso più di un quarto del suo valore nello stesso periodo e ora scambia ai livelli più bassi da aprile, portandosi in territorio negativo da inizio anno.
Un ridimensionamento drastico che continua a pesare sul sentiment degli investitori.
Cosa c’è dietro le vendite
La corsa di Bitcoin oltre i 126 mila dollari registrata a inizio anno si basava su due pilastri: l’aspettativa di più tagli ai tassi da parte della Federal Reserve e una crescente adozione istituzionale. Entrambi i fattori si sono indeboliti, accelerando le vendite. Di qui l’impatto più pesante per le società che avevano accumulato token come riserva strategica, ora alle prese con un ridimensionamento del loro patrimonio digitale.
Come spiega Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, il Bitcoin” è stato trascinato al ribasso principalmente dai fattori di rischio macro e dalla più ampia liquidazione degli asset speculativi, piuttosto che da un deterioramento dei suoi fondamentali. In secondo luogo, la liquidità appare più sottile e l’attività di market making è sotto pressione, aumentando il rischio di movimenti amplificati anche a fronte di flussi moderati. In terzo luogo, sebbene esista un’adozione strutturale e un interesse istituzionale per Bitcoin, questi segnali positivi di lungo periodo sono attualmente oscurati dai venti contrari macro nel breve termine. La transizione verso il “risk-off” tra gli investitori ha colpito in modo particolare gli asset percepiti come speculativi, con Bitcoin – in quanto asset non regolamentato – che ne sta soffrendo in misura sproporzionata”.
Le soglie psicologiche e l’incognita dei prossimi mesi
Nonostante il parziale recupero, gli operatori guardano ora ai livelli chiave: 85 mila e 80 mila dollari le prossime soglie psicologiche, con il minimo del 2025 — 77.424 dollari, segnato ad aprile durante la turbolenza legata ai dazi — che torna nel mirino dei ribassisti.
Sul fronte degli altri token, Ether è scivolato nuovamente sotto i 3 mila dollari. Dopo un’estate in rimonta, culminata ad agosto con un ritorno vicino ai massimi del 2021, anche la seconda criptovaluta per capitalizzazione ha ceduto terreno restituendo gran parte dei guadagni.
Secondo Matthew Hougan, chief investment officer di Bitwise Asset Management, “il mercato potrebbe dover assorbire ancora qualche scossone prima di trovare un punto d’equilibrio”, ha dichiarato a Bloomberg.
“Guardando più avanti – conclude Diodovich – crediamo che il driver possa essere l’andamento delle aspettative sulle scelte in politica monetaria della Federal Reserve. Se il sentiment degli investitori dovesse migliorare, magari grazie a un inatteso ammorbidimento dei tassi di interesse negli Stati Uniti o a segnali di crescita globale più robusti, Bitcoin potrebbe mettere in atto un rimbalzo dagli attuali livelli. Al contrario, se le aspettative di tagli dei tassi resteranno depresse e le valutazioni tech continueranno a indebolirsi, Bitcoin potrebbe tornare a testare livelli più bassi finché non emergerà una base di supporto più solida. L’orientamento della politica monetaria della Fed sarà cruciale, poiché tassi più bassi riducono il costo-opportunità di detenere asset non remunerativi come Bitcoin”.