Pensioni: verso fine Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale, l’Inps ridisegna l’uscita dal lavoro
L’Inps si prepara a imprimere una svolta significativa nella discussione sulle pensioni, tracciando una rotta chiara oltre le misure emergenziali degli ultimi anni. Al centro del dibattito il Libro Bianco Pensioni 2030, un documento che sarà presentato entro ottobre e che si candida a diventare il fulcro del confronto tra istituzioni, imprese, sindacati e terzo settore per la definizione di un nuovo equilibrio tra previdenza, assistenza e politiche attive del lavoro.
Lo ha annunciato il direttore generale dell’Inps, Valeria Vittimberga, durante il Global South Innovation 2025, sottolineando l’impegno dell’Istituto a farsi promotore di un cambiamento culturale e sociale, mettendo al centro flessibilità, inclusione e sostenibilità.
“Riteniamo che non si debba più parlare soltanto di sostenibilità economica delle pensioni, ma anche di armonia e sostenibilità tra previdenza e assistenza, alla luce di un principio solidaristico che è un principio costituzionale”.
Verso la fine di Quota 103 e delle misure straordinarie
La transizione in corso segna il tramonto di formule ormai giunte al limite della loro efficacia. Tra queste, Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale, che potrebbero non essere confermate oltre il 2025. Il governo valuta anche il congelamento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che comporterebbe un innalzamento di tre mesi dell’età pensionabile a partire dal 2027. Una sospensione che, però, richiederebbe coperture finanziarie certe, in un contesto di bilancio pubblico già in tensione.
Il nuovo modello: uscita a 64 anni con requisiti potenziati
Il cuore del nuovo impianto previdenziale sarà la flessibilità in uscita, in particolare attraverso un canale già introdotto con la legge di bilancio 2024: pensione a 64 anni per i lavoratori con carriera interamente contributiva e almeno 25 anni di versamenti, a condizione che l’assegno maturato superi tre volte l’importo dell’assegno sociale.
Dal 2030, i requisiti si irrigidiranno: serviranno 30 anni di contributi e un trattamento pensionistico pari ad almeno 3,2 volte l’assegno sociale. L’ipotesi allo studio è di estendere questa possibilità anche ai lavoratori con posizione contributiva “mista”, per ampliare la platea e rendere il sistema più accessibile.
Il nodo generazionale: più tutele per i giovani e i discontinui
Il baricentro della riforma si sposta sulle nuove generazioni, oggi colpite da instabilità lavorativa e orizzonti pensionistici incerti. L’Istituto intende rafforzare gli strumenti di tutela per lavoratori precari, intermittenti e discontinui, oltre a prevedere incentivi all’invecchiamento attivo e riconoscimenti per chi ha svolto lavori di cura o attività gravose.
Oltre all’anticipo flessibile, l’Inps propone anche incentivi all’invecchiamento attivo, al lavoro oltre l’età pensionabile e al rafforzamento della previdenza complementare. In quest’ottica, il “ponte” tra il primo pilastro (pubblico) e il secondo (integrativo) diventa essenziale, soprattutto per permettere un’uscita anticipata dignitosa.