Bitcoin aggiorna i massimi storici grazie ad euforia hi-tech: fin dove può salire secondo gli esperti
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Bitcoin continua a riscrivere i propri record. Nella seduta di mercoledì, la criptovaluta ha toccato un nuovo massimo storico a 112.052 dollari, superando la precedente soglia di 111.999 registrata il 22 maggio. A trainare il rally del Bitcoin è stato il forte appetito per il rischio tornato sui mercati azionari, in particolare sul comparto tecnologico, guidato da Nvidia, che ha brevemente sfiorato i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Secondo i dati di Coin Metrics, il prezzo del Bitcoin è salito fino all’1,9% nella giornata, attestandosi poco prima della chiusura di Wall Street a quota 110.947 dollari. L’euforia non ha riguardato solo Bitcoin. Ethereum ha guadagnato oltre il 5%, toccando i massimi dell’ultimo mese a 2.794 dollari, mentre altri asset digitali hanno registrato movimenti simili. In borsa, il titolo MicroStrategy è salito del 4,7%, mentre Coinbase ha segnato un progresso del 5,4%.
Tech rally e sentiment favorevole al rischio
L’impennata del Bitcoin si inserisce in un contesto di generale ottimismo sui mercati. Il Nasdaq Composite ha chiuso ai massimi storici di 20.611,34 punti (dopo aver toccato 20.645,41 punti) sostenuto da acquisti massicci sui titoli growth. E Nvidia in particolare. Gli investitori sembrano aver ignorato le tensioni commerciali e le nuove proposte tariffarie del presidente Donald Trump, concentrandosi invece sul potenziale di lungo termine dei settori tecnologico e cripto.
Va ricordato che il Bitcoin tende a muoversi in sintonia con gli asset più rischiosi nei momenti di euforia di mercato. Questo legame con il comparto azionario, in particolare con i titoli tech, è sempre più evidente e sottolinea la natura ancora ibrida del Bitcoin: da un lato bene rifugio digitale, dall’altro asset speculativo ad alta volatilità.
Bitcoin verso quota 120 mila dollari?
Nel secondo trimestre, l’acquisto di Bitcoin da parte delle aziende quotate ha superato addirittura gli afflussi verso gli ETF. Segno che le strategie di tesoreria corporate stanno diventando uno dei driver principali del mercato. Secondo gli analisti, la tendenza potrebbe rafforzarsi ulteriormente nella seconda metà dell’anno, anche in vista delle attese novità legislative in ambito cripto da parte del Congresso statunitense.
“Con l’arrivo della ‘crypto week’ a Washington la prossima settimana e una probabile ondata di momentum positivo durante i mesi estivi, non è escluso un ulteriore balzo fino a 120 mila dollari nel breve termine”, ha dichiarato alla CNBC Ryan Gorman, Chief Strategy Officer di Uranium Digital.
L’adozione istituzionale spinge la capitalizzazione
Dal lato fondamentale, Bitcoin si sta consolidando come asset rilevante nel panorama finanziario globale.
“Bitcoin è l’unico asset di cui posso dire che diventa meno rischioso man mano che cresce di dimensione”, ha affermato Anthony Pompliano, CEO di Professional Capital Management. “Ora che ha una capitalizzazione nell’ordine dei trilioni, può entrare nei radar di ogni allocatore istituzionale”.
A spingere il settore contribuisce anche la nuova politica favorevole alle criptovalute della Casa Bianca. La Trump Media & Technology Group, legata alla famiglia dell’ex presidente, ha annunciato il lancio di un ETF cripto multi-asset, includendo Bitcoin, Ethereum, Solana e Ripple.
Dodici settimane consecutive di slancio per gli asset digitali
In una nota dello scorso 8 luglio, James Butterfill, Head of Research di CoinShares, la principale società di investimento europea specializzata in asset digitali e cripto-currency, ha spiegato che gli asset digitali hanno registrato la dodicesima settimana consecutiva di afflussi, per un totale di 1,04 miliardi di dollari la scorsa settimana e di $18 miliardi dall’inizio dell’anno.
I rialzi dei prezzi durante la settimana hanno spinto il patrimonio totale gestito (AuM) a un nuovo massimo storico di $188 miliardi, mentre i volumi di scambio hanno raggiunto i $16,3 miliardi, in linea con la media settimanale finora registrata quest’anno.
A livello geografico, gli Stati Uniti hanno guidato con afflussi pari a 1 miliardo di dollari, seguiti dalla Germania con $38,5 milioni e dalla Svizzera con $33,7 milioni. Al contrario, il sentiment è rimasto debole in Canada e Brasile, che hanno registrato rispettivamente deflussi per $29,3 milioni e $9,7 milioni.