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Trump torna ad attaccare la Fed e anticipa il dopo-Powell: “Il nuovo nome arriverà presto”

Nuovo affondo di Donald Trump contro la Federal Reserve e il suo presidente Jerome Powell. In un post pubblicato su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha definito “incredibile” la riluttanza della banca centrale ad allentare la politica monetaria, chiedendo ancora una volta un taglio dei tassi di un intero punto percentuale, nonostante un rapporto sui posti di lavoro migliore del previsto.

Trump, che regolarmente incalza Powell per abbassare i tassi, ha sostenuto la necessità di un taglio drastico anche se ha affermato che l’economia degli Stati Uniti sta “andando alla grande”.

I mercati prevedono una probabilità praticamente nulla di un taglio dei tassi nella riunione di giugno. La Fed ha tagliato i tassi di un punto in totale durante l’ultimo anno di mandato del presidente Joe Biden. L’ultima volta che la banca centrale ha effettuato un taglio dei tassi di un intero punto percentuale è stato nel marzo 2020 per far fronte alle conseguenze economiche dell’inizio della pandemia di Covid-19.

L’ombra sull’indipendenza della Fed

Le pressioni di Trump nei confronti della banca centrale non sono nuove, ma negli ultimi mesi si sono intensificate, sfociando spesso in attacchi personali a Powell, da lui soprannominato “Too Late” (troppo in ritardo).

Il presidente, pur avendo affermato pubblicamente di non voler rimuovere Powell prima della scadenza del suo mandato (maggio 2026), ha lasciato intendere che il suo successore è già scelto: “Presto annuncerò il nuovo capo della Federal Reserve”, ha dichiarato, senza fornire ulteriori dettagli. “Ho un’idea piuttosto buona”, ha aggiunto con un tono che non lascia spazio a interpretazioni.

Queste dichiarazioni, oltre a scuotere i mercati, riaccendono il dibattito sull’indipendenza della Federal Reserve. Negli Stati Uniti, la banca centrale gode storicamente di un’autonomia decisionale che le consente di perseguire la stabilità dei prezzi e la piena occupazione, al riparo da pressioni politiche. Tuttavia, le continue esternazioni del presidente rischiano di minare la fiducia degli investitori nella neutralità della politica monetaria statunitense.

Un contesto globale in evoluzione

L’appello di Trump a tagliare i tassi si inserisce in un contesto globale in cui diverse banche centrali, a partire dalla Banca Centrale Europea, hanno già intrapreso un percorso di allentamento monetario. La BCE, infatti, ha abbassato la scorsa settimana il costo del denaro per l’ottava volta consecutiva, di fronte a segnali di rallentamento dell’inflazione nell’Eurozona.

Negli Stati Uniti, tuttavia, la Federal Reserve ha finora mantenuto un approccio cauto, attendendo segnali più chiari sul fronte dei prezzi al consumo e sulla tenuta del mercato del lavoro. Powell, in un recente intervento, ha ribadito la necessità di mantenere un approccio “data-driven”, sottolineando che eventuali tagli avverranno solo in presenza di condizioni macroeconomiche favorevoli.

Le attese sulle prossime mosse della FED

Nel frattempo, i mercati restano in attesa della prossima riunione del FOMC, prevista per il 17-18 giugno.

Le attese degli analisti si concentrano su una linea di continuità rispetto alle decisioni degli ultimi mesi. Dopo aver mantenuto i tassi di riferimento nella fascia compresa tra il 4,25% e il 4,5% anche a maggio, la Fed appare intenzionata a proseguire con un approccio prudente, in attesa di segnali più chiari dall’economia americana.

Attualmente, secondo le stime degli operatori, la possibilità di un taglio a giugno si attesta intorno al 30%, mentre l’attenzione si sposta già sulla riunione di luglio, per la quale la probabilità di una riduzione dei tassi sale al 57%.

Guardando oltre la riunione di giugno, le proiezioni degli analisti convergono su una traiettoria di graduale allentamento monetario nel corso del secondo semestre dell’anno. Gli operatori si attendono tra due e tre tagli dei tassi da 25 punti base ciascuno entro la fine del 2025,