Dollaro si rafforzerà, economisti: Fed e Trump in rotta di collisione
Donald Trump e la Federal Reserve sono in rotta di collisione e il risultato certo è un rafforzamento del dollaro. Lo sostengono due economisti di alto profilo, secondo cui l’anno prossimo o tra un anno e mezzo il desiderio dell’amministrazione Trump di raggiungere una crescita del Pil del 3-4% cozzerà con l’impegno della Fed a rispettare il loro mandato per un’inflazione del 2% e non superiore. Lo ha detto il professore della Northwestern University Robert J. Gordon.
Sempre durante la stessa conferenza a Parigi sulla stagnazione secolare, Barry Eichengreen della Berkeley University in California, ha detto di vedere un rafforzamento a due cifre del dollaro come possibile conseguenza dell’agenda protezionista e del maxi piano di stimolo fiscale e di tagli delle tasse di Trump. L’obiettivo del presidente eletto è quello di dare un’accelerazione alla crescita economia attraverso un alleggerimento del carico fiscale, la creazione di posti di lavoro in Usa e un incremento delle spese pubbliche nelle infrastrutture.
Secondo Gordon questo porterà a un’inflazione in un’economia che sta già facendo i conti con pressioni sul fronte dei salari. Ciò spingerà la Federal Reserve a imporre un numero elevato di rialzi dei tassi di interesse. Non va dimenticato, inoltre, che durante la sua campagna presidenziale Trump non ha speso parole concilianti con Janet Yellen. È quasi da dare per scontato che Trump non confermerà la presidente della Federal Reserve.
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Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.