Banche italiane: è il trend peggiore dal 2011. Grafici monstre Wall Street Journal
Un articolo del Telegraph e un grafico del Wall Street Journal fanno il punto sulle condizioni in cui versa il sistema bancario italiano.
Oggi le banche, a parte l’eccezione MPS, guadagnano terreno, ma il quotidiano britannico ricorda come l’indice di riferimento delle banche italiane sia crollato quest’anno del 46,9% nel 2016: si tratta della peggiore performance su base annua dall’apice della crisi debiti sovrani dell’Eurozona, nel 2011.
Il Telegraph sottolinea come la vittoria del No al referendum costituzionale non abbia fatto altro che rinfocolare i timori degli investitori sul futuro delle banche in Europa.
Il Wall Street Journal presenta poi il grafico monstre, facendo notare in che modo i titoli delle banche italiane abbiano performato rispetto al sottoindice bancario dell’Eurostoxx. E un altro grafico mostra il trend, in termini percentuali, del PIL pro-capite in Italia, dal 1997, rispetto a Regno Unito, Canada, Germania, Usa, Francia, Giappone. (l’Italia è sempre quella con la freccia verde).

Il professore della London Economics Paul Kirby, nel riprendere su Twitter il grafico del Wall Street Journal, commenta:
“Un paese più povero di 20 anni fa. Le banche hanno perso metà del loro valore nel 2016. Non promette bene”.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.