Forex, perché la Banca centrale svizzera aspetterà a intervenire
La banca centrale svizzera rimane chiaramente in posizione attendista e non prende l’iniziativa. Avendo ormai esaurito gli strumenti a disposizione nella “cassetta degli attrezzi” e non essendo intervenuta immediatamente a modificare le esenzioni sulle soglie di capitali depositate dalle banche presso di essa, sospettiamo fortemente che sarà proprio questa ritorsione la prossima misura di politica monetaria della BNS.
Questo è il parere di Peter Rosenstreich, Head of Market Strategy di Swissquote Bank, banca svizzera quotata alla Borsa di Zurigo e leader nell’online banking. In una nota l’analista osserva come i mercati si siano mostrati piuttosto insensibili alla minaccia di intervenire sul mercato forex per riallineare i valori del franco svizzero, specialmente dopo aver sentito che le aspettative inflattive sono da rivedere al ribasso e che- molto ottimisticamente secondo noi – ritorneranno a crescere solo a partire dal prossimo anno.
“Il quadro economico globale in via di deterioramento ha poi prodotto una riduzione delle stime di crescita sul Pil svizzero nonchè un momentaneo rallentamento nei prezzi degli immobili. A differenza delle passate azioni di politica monetaria della BCE che hanno costretto la SNB ad agire, le ultime dichiarazioni di Draghi sono state lette come prodromiche ad una ulteriore discesa negativa dei tassi”.
Il cambio EUR/CHF è sensibilissimo ad ogni movimento sui differenziali dei tassi di interesse ed al ritorno della propensione al rischio e nonostante la promessa di Draghi che i tassi possano scendere ancora, l’opposizione dichiarata tra l’utilizzo dei tassi e l’adozione di misure che possano sostenere il credito bancario, ci fanno pensare che il primo evento sia il più improbabile. Pertanto il mancato rafforzamento del franco svizzero segnala chiaramente che il mercato è ormai saturo alleggerendo di conseguenza la pressione ad agire sulla SNB.
Ciò tuttavia non esclude che nel prossimo futuro, la banca nazionale svizzera debba comunque rimanere vigilante sul cambio soprattutto a causa di quegli eventi improvvisi e imprevedibili (Brexit, Grexit, elezioni spagnole). Ad esclusione di un evento-shock, crediamo che il cambio EURCHF possa continuare a rafforzarsi nel breve termine con 1,10229 come primo obiettivo rialzista, mentre riteniamo che nel lungo termine la tendenza sia per un indebolimento della moneta unica sia per i rischi già esplicati che per la domanda continua di safe-haven asset.
Nonostante le recenti dichiarazioni di Jordan sul fatto che la strategia di politica monetaria della SNB abbia prevenuto ulteriori movimenti a rafforzamento del franco, in realtà crediamo che la banca centrale svizzera abbia ora meno controllo di quanto non avesse in passato: oltrepassare la soglia del -1,25% come tassi negativi o espandere il bilancio della banca a più del doppio del Pil potrebbero comportare rischi difficili da far rientrare in un modello economico prevedibile. Concordiamo invece con quanto dichiarato dal board member della SNB Andrea Maechler secondo il quale esistono limiti all’efficacia delle azioni delle banche centrali e crediamo che la SNB sia ormai molto vicina a questi limiti.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.