«5000 euro a botta». Squallide feste con prostitute e politici, a casa Berlusconi ad Arcore

3 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Per ora ci sono tre circostanze sicure nella storia di feste e prostitute con politici, a casa Berlusconi ad Arcore, rappresentata in maniera controversa alla Procura di Milano da una 17enne marocchina. La principale è che la turbolenta minorenne (fughe da casa e da comunità protette, tre denunce per furto, una performance sessuale simulata davanti a due bambini di una comunità, reciproche accuse di meretricio tra coinquiline) è davvero stata ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi: «Non conoscevo quella ragazza» e «non c’è stata nemmeno una stretta di mano», ma «potrei averla incrociata un paio di volte alle cene a casa del premier», ha infatti confermato ieri il direttore del Tg4 Emilio Fede, la cui iscrizione nel registro degli indagati per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione, al pari dell’impresario tv Lele Mora e della consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti, è stata imposta dalla natura delle dichiarazioni della minorenne.

La seconda certezza è che, pur giurando di aver soltanto incontrato il premier in queste feste, senza mai rapporti sessuali con lui, la minorenne ha davvero ricevuto contanti. Non somme epocali (regali a parte), ma pur sempre multiple dei mille euro che per Patrizia D’Addario retribuivano una notte con Berlusconi a Palazzo Grazioli. E cioè circa 5 mila euro a incontro, che si sospetta usciti dalla “cassa” familiare di Berlusconi storicamente amministrata da un uomo di fiducia: Giuseppe Spinelli, anni fa con lui indagato e uscito dai processi su Medusa film e sulla villa di Macherio, e già tra gli amministratori della holding Dolcedrago e dell’immobiliare Idra (che ha Arcore).

La terza evidenza è che, da quando il 27 maggio la minorenne in carico ai servizi sociali finì in Questura perché accusata da una amica di averle sottratto a casa 3 mila euro, si è attivata una molteplice rete di protezioni. A cominciare dalle pressioni dall’«alto» sui dirigenti della Questura, per cercare quella notte di propiziare la soluzione più soft possibile per la minorenne: poiché «nelle comunità per minori contattate non vi era disponibilità» e «sentito il pm dei minorenni», fu infine «affidata in via provvisoria, con avviso di tenere la minore a disposizione del pm», a una italiana di cui i poliziotti «constatavano la presenza nell’Ufficio denunce»: Nicole Minetti, l’igienista dentale di Berlusconi che in marzo l’aveva imposta nel listino di Formigoni per le elezioni regionali in Lombardia. Ieri Minetti ha invece affermato «di non aver mai ospitato la signorina» che «conosco come conosco altre persone del mondo tv». E Mora, che con la figlia Diana chiese poi invano l’affidamento della minorenne in una procedura in cui la ragazza era assistita da un avvocato impegnato in politica con il Pdl, anche ieri è restato in silenzio.

La Procura non ha indagato Berlusconi e prende con le molle il racconto della ragazza, che da giorni induce invece l’avvocato-onorevole del premier Niccolò Ghedini a interrogare, sotto forma di indagini difensive, molte persone che nel Pdl, nel governo e nella cerchia di Berlusconi ne avrebbero rallegrato le feste a detta della ragazza. La quale, come riportato ieri da Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, gli attribuisce una predilezione per dopocena sessuali battezzati in gergo «bunga bunga»: richiamo (secondo le versioni) a una pratica violenta di tribù africane, a racconti del colonnello Gheddafi, o a barzellette care al premier secondo quanto già riferito da Noemi Letizia nel 2009 in una intervista a Angelo Agrippa sul Corriere del Mezzogiorno.

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