1% AL MESE PER 5 MESI

17 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – L’elevata volatilità, che a sprazzi torna a riaffacciarsi sul mercato dopo i picchi dello scorso mese di marzo, viene generalmente interpretata con una connotazione negativa in quanto è per sua natura sintomatica di mercati nervosi e tendenzialmente ribassisti. Tuttavia, è giusto evidenziare che non sempre la volatilità in aumento è portatrice sana di brutte notizie. Per trovare un effetto collaterale positivo prodotto da una volatilità in rialzo basta guardare nel segmento dei certificati di investimento e in particolare alla durata e alle caratteristiche delle nuove emissioni. Ciò che salta all’occhio è che da quando la volatilità ha scavallato la linea del piave, rappresentata dalla fascia, compresa tra il 12 e il 15%, entro la quale ha oscillato per almeno tre anni prima che la crisi si inasprisse, si è osservata una netta diminuzione della durata dei certificati e un notevole miglioramento delle caratteristiche.

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In pratica , se due o tre anni fa era pressoché impossibile imbattersi in certificati della durata inferiore ai 24/36 mesi, oggi è assai frequente assistere ad emissioni che permettono all’investitore di non restare sul mercato per più di 6/12 mesi.

Lo dimostra una recente emissione di Bonus Cap targati Deutsche Bank che, lo scorso 26 giugno, hanno ufficialmente iniziato a scambiare sul Sedex. In totale sul segmento di Borsa Italiana sono approdati un totale di cinque certificati, di cui quattro legati all’indice DJ Eurostoxx 50 e uno al FTSE Mib, che già il 17 dicembre prossimo giungeranno alla scadenza.
Proprio la breve durata residua, di poco superiore ai cinque mesi, unita alle caratteristiche peculiari della struttura di questa tipologia di certificati, fa sì che i quattro certificati possano essere utilizzati per trarre il massimo profitto anche da un’eventuale prosecuzione, per tutto il 2009, del trend lateral-ribassista partito dai massimi del primo giugno scorso.

Sarebbe, infatti, in questo scenario che questa tipologia di certificati, capaci di riconoscere a scadenza il capitale nominale maggiorato di un bonus anche in un mercato moderatamente negativo, riuscirebbe ad esprimere la massima efficacia.

Entrando nel dettaglio delle emissioni in oggetto e prendendo in esame i Bonus Cap legati all’indice delle blue chip europee, lo strike, rilevato il 21 aprile scorso, è per tutti fissato a 2269,81 punti. Ciò che distingue i quattro certificati è il profilo di rischio/rendimento: in pratica, a una barriera più bassa corrisponde un bonus minore e viceversa.

In questo senso il Bonus Cap più aggressivo, e quindi, potenzialmente più performante tra i quattro strumenti portati in quotazione al Sedex dall’emittente tedesca, è identificato dal codice ISIN DE000DB5R7Y7. Il certificato, alla scadenza del 17 dicembre prossimo, rimborserà i 100 euro nominali maggiorati di un bonus del 17,5% se non si sarà mai verificato l’evento barriera. In dettaglio, quindi, se l’indice DJ Eurostoxx 50 non farà mai registrare un valore inferiore a 1702,36 punti nel corso della vita del certificato all’investitore verrà restituito un importo fisso di 117,5 euro. In caso contrario il rimborso finale verrà ancorato all’effettiva performance realizzata dal sottostante a partire dallo strike iniziale e qualora questa fosse negativa verrà decurtata dal nominale.

In funzione di queste caratteristiche e in base ai 2406,62 punti rilevati sull’indice nella giornata di mercoledì 15 luglio, con il market maker che espone un prezzo in lettera del certificato pari a 111,6 euro, si può misurare in un 5,06% il guadagno ottenibile a condizione che l’indice riesca a difendere il proprio livello barriera distante circa il 29% dai valori correnti. Se il mercato, dunque, dovesse mantenersi in trend laterale o moderatamente negativo fino alla fine dell’anno, il Bonus Cap arriverebbe a scadenza regalando ai suoi possessori un rendimento di rilievo, in considerazione dei restanti 155 giorni che separano il certificato dalla scadenza.

Peraltro, l’incidenza della volatilità e dei dividendi, che verranno distribuiti dal sottostante fino alla scadenza, non risulta avere un peso consistente sulla “reale” distanza dai prezzi correnti al livello barriera. Il CED Risk ( l’indicatore che misura la distanza dalla barriera tenendo conto della volatilità del sottostante e dei dividendi attesi) si attesta infatti al 27,28%. La breve durata e l’attuale distanza ancora considerevole dal livello barriera, fanno si che ad oggi il CED Probability, che stima la probabilità che l’investimento vada a buon fine, sia pari al 69,75%.

Per contro, il rischio maggiore, quando si parla di certificati Bonus con barriera continua, è come sempre legato all’eventualità che venga violato in un qualsiasi momento il livello della barriera. Tra i rischi va anche annoverata la mancata partecipazione ad un’eventuale brusca accelerazione al rialzo dell’indice per via del Cap posto al 17,25% dello strike, ovvero a 2661,35 punti.

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