Ucraina teme l’invasione russa e invoca legge marziale

27 novembre 2018, di Alberto Battaglia

Fra Russia e Ucraina la tensione è tornata ai massimi livelli. Il fatto scatenante, la cattura di tre navi ucraine, di cui due militari da parte dei russi, non ha ancora avuto una ricostruzione univoca. Secondo Mosca, le imbarcazioni non avrebbero richiesto i permessi necessari per il passaggio nello stretto di Kerch, fra il Mar d’Azov e il Mar Nero, violando “illegalmente in un’area temporaneamente chiusa delle acque territoriali russe”. Quel che è certo è che per impedire il passaggio delle navi ucraine, la Russia ha aperto il fuoco, provocando almeno tre feriti; a ciò è seguito il sequestro delle imbarcazioni. Lo stretto di Kerch vede da un lato il territorio russo, e sull’altro versante un’estremità della penisola della Crimea, che la Russia ritiene parte del suo territorio nazionale in seguito al referendum. Quest’anno è stato inaugurato dal presidente Vladimir Putin un ponte che congiunge i due versanti, il cui valore è anche simbolico.

La questione è stata prontamente cavalcata dal presidente ucraino Petro Poroshenko, che sulla base di un presunto rischio d’attacco militare, ha fatto approvare dal parlamento la legge marziale nelle zone di confine con la Russia, per una durata di 30 giorni. Non viene esclusa una valenza propagandistica per tale decisione, viste le imminenti elezioni.

“Questa è una partecipazione audace e schietta delle unità regolari della Federazione Russa, il loro attacco dimostrativo al distaccamento delle forze armate ucraine è una situazione qualitativamente diversa, una minaccia qualitativamente diversa”, ha dichiarato il presidente Poroshenko.

La legge marziale, ha assicurato Poroshenko, non verrà usata per frenare le libertà civili e non preluderebbe a una mobilitazione militare: essa avverrebbe solo in caso d’attacco da parte della Russia. Allo stesso tempo il presidente potrebbe servirsi dello stato emergenziale per rafforzare il consenso alla sua figura in stato di appannamento: le prossime elezioni presidenziali si terranno il prossimo 31 marzo.

Opposta la versione del Cremlino. “La questione qui è di incursione nelle acque territoriali della Federazione Russa da parte di navi militari straniere”, ha detto il portavoce del presidente russo Putin, Dimitri Peskov, “sono entrate nelle acque territoriali della Russia senza rispondere alle domande delle nostre guardie di frontiera, in nessun modo hanno risposto alle offerte di fare uso del servizio di pilotaggio”.

 

Il controllo territoriale dello stretto di Kerch, tuttavia, è conteso: l’affermazione della territorialità, da parte dei russi rientra nell’affermazione del controllo della penisola della Crimea, ufficialmente non riconosciuta dalla comunità internazionale. In ogni caso, fra i due Paesi vige un accordo sul libero passaggio delle navi nello stretto, risalente al 2003.

 

La posizione del governo italiano sulla possibile escalation è quella di incentivare il dialogo pacifico fra i due Paesi. “Quelle tra Ucraina e Russia sono situazioni complesse, l’appello che abbiamo fatto formalmente ai due Paesi è di risolverle in modo pacifico con gli strumenti delle norme internazionali, quindi di non entrare in un’escalation militare”, ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, anche in qualità di presidente di turno dell’Osce. Sulla opportunità di adottare nuove sanzioni su Mosca, Moavero ha preso tempo senza sbilanciarsi: “E’ un punto di cui parleremo al vertice europeo di dicembre. Da qui ad allora definiremo la nostra posizione con i partner europei”.

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