San Marino: vera crisi riguarda npl, rischi per l’Italia

23 novembre 2017, di Daniele Chicca

La situazione finanziaria di San Marino rimane molto critica, con un buco di bilancio del sistema bancario da 900 milioni, pari a quasi due terzi il Pil del paese. Ma al termine di una fase di ristrutturazione complessa, le banche saranno in grado di tornare sui mercati in modo adeguato, secondo quanto sostenuto dal portavoce del segretario di Stato del Titano.

Intervistato da Wall Street Italia, Simone Celli ha cercato di placare i timori circa una possibile corsa agli sportelli, evidenziando che non c’è il rischio di un crac delle finanze. San Marino monitora da vicino la situazione e sta inoltre mettendo a punto un piano per lo smaltimento dei due miliardi di euro di crediti deteriorati è in atto.

Un altro problema riguarda la governance e nello specifico banca centrale sammarinese, che andrebbe rifondata secondo Celli. Il direttore generale dell’istituto Raffaele Capuano si è da poco dimesso, citando una “mancanza di certezze giuridiche dopo la perquisizione domiciliare dell’abitazione messa a mia disposizione dalla banca avvenuta in mia assenza e senza la mia autorizzazione”.

Il rosso di bilancio sopra citato è quello registrato a fine 2016 dal settore bancario, quello che in Europa ha la mole maggiore di crediti deteriorati in rapporto alle dimensioni. Secondo i calcoli del Fondo monetario internazionale, nel 2015 almeno metà delle sofferenze apparteneva ai clienti stranieri. Questo per via delle varie misure per il rientro dei capitali – come scudi fiscali e voluntary disclosure – varate dagli ultimi governi in Italia, che dal 2010 al 2016 hanno fatto uscire da San Marino 4miliardi di euro.

La situazione più drammatica è quella della Cassa di Risparmio di San Marino, che viene da quattro ricapitalizzazioni in cinque anni e si è vista costretta a fare rettifiche sugli attivi per oltre 500 milioni. Sui conti gravano o gli investimenti nella bolognese Delta, nata nel 2002 come prima startup del credito al consumo in Italia, e poi commissariata. Nel buco di liquidità figurano inoltre le perdite complessive per più di 160 milioni di Asset Banca, con un deficit di capitale superiore a 60 milioni, e i circa 50 milioni che cerca Banca CIS per coprire le sofferenze.

L’FMI stima che per continuare a operare il sistema bancario abbia bisogno di 450 milioni di euro. La segreteria di Stato sammarinese lo esclude, ma se risparmiatori e pensionati decidessero di chiudere da un giorno all’altro i loro conti, la situazione potrebbe precipitare: con le banche in debito di liquidità il paese finirebbe sull’orlo del crac finanziario. L’andamento dei flussi finanziari nel sistema bancario, secondo le autorità sammarinesi, sta migliorando, “pur nelle oggettive difficoltà del momento”.

Il Messaggero nutre tuttavia dei dubbi sulla riuscita di un piano che ha come obiettivo “ripianare i debiti di Asset e Cassa in trent’anni”, ma che “nel frattempo offre ai depositanti “bond di Stato non negoziabili e quindi di valore incerto”.

1) Come può avvenire il crac delle finanze di San Marino? A parte una corsa agli sportelli di massa ci sono alti rischi?

“È uno scenario che non prendiamo in considerazione. Il Governo sta monitorando con attenzione l’andamento dei flussi finanziari nel settore bancario e dagli elementi a nostra disposizione si può affermare che il trend degli ultimi tempi sta evidenziando una inversione di tendenza positiva. Pur nelle oggettive difficoltà del momento, le istituzioni bancarie sammarinesi stanno reggendo decisamente bene, mostrando solidità, competenza e efficienza. I problemi sono ancora importanti, questo va riconosciuto con serietà e consapevolezza, tuttavia la strada intrapresa è quella giusta e, al termine di questa fase di complessiva ristrutturazione, San Marino avrà un sistema bancario in grado di stare sui mercati in modo adeguato e credibile”.

2) San Marino sostiene che non esistano problemi di liquidità al momento, ma sui crediti deteriorati parliamo di importi enormi per un piccolo stato come San Marino e il piano di smaltimento dei crediti deteriorati non convince diversi analisti.

“I problemi di liquidità sono una cosa, i crediti deteriorati sono altra cosa. Le banche sammarinesi attualmente non hanno problemi di liquidità e questo va rimarcato con forza. In merito al piano di smaltimento degli npls c’è in corso un confronto tra governo, autorità di vigilanza e soggetti vigilati, al fine di individuare le soluzioni più opportune per una gestione corretta del recupero dei crediti non performanti. Le soluzioni che verranno adottate, ovviamente, dovranno essere oggetto di un confronto e una analisi congiunta con il Fondo Monetario, in quanto il percorso di risposizionamento e accreditamento internazionale della Repubblica di San Marino non solo deve andare avanti, ma deve essere irrobustito”.

3) Cos’ha da aggiungere sulle accuse di dati in parte vecchi e falsi?

“Nulla. I dati di sistema vengono pubblicati periodicamente dalla Banca Centrale e il Governo fa riferimento a quelli. L’invito è che anche gli organi di informazione facciano la stessa cosa”.

4) Come se lo spiega questo “esodo” di funzionari della vigilanza?

“Penso che la struttura della Banca Centrale vada ripensata dalle sue fondamenta. Occorre una riforma seria di una istituzione che deve supportare il sistema e accompagnarlo nel processo di trasformazione in atto. Purtroppo in Banca Centrale negli ultimi anni sono state rigettate diverse professionalità di alto livello e questo è un aspetto su cui anche la politica deve riflettere attentamente e invece sul tema troppo spesso prevalgono i conflitti e le contrapposizioni”.

5) Secondo lei quale impatto avrebbe la crisi finanziaria di San Marino sull’Italia e sul suo sistema bancario già travagliato?

“Indubbiamente la crisi di San Marino ha conseguenze negative sull’Italia e in particolare sulle aree geografiche limitrofe, come Emilia-Romagna e Marche. Ritengo sia interesse anche dell’Italia che San Marino possa godere di adeguata stabilità finanziaria e questo deve avvenire in un rapporto di collaborazione leale e costruttiva tra entrambe le amministrazioni. San Marino ha intrapreso con convinzione la strada della legalità e della trasparenza e in questo contesto può rappresentare una significativa opportunità di crescita e sviluppo anche per l’Italia, che a prescindere da ogni altra valutazione per il nostro Stato resta il partner privilegiato“.

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