Paradise Papers, nelle isole Cayman miliardi di risparmi a rischio

22 novembre 2017, di Daniele Chicca

Gli 11,5 milioni di documenti top secret sui paradisi fiscali svelati da una fonte anonima ai media tedeschi – i famosi Paradise Papers – non coinvolgono solo VIP, imprenditori e personalità politiche di primo piano, bensì riguardano da vicino anche i piccoli risparmiatori e i pensionati.

Questo perché anche centinaia di miliardi di dollari facenti capo a fondi pensione sono investiti in isole e atolli fiscali. Dai documenti emerge infatti che funzionari statali e federali degli Stati Uniti hanno affidato i risparmi di tanti pensionati in un arcipelago famoso per le sue spiagge di sabbia bianca e per le sue leggi che aiutano gli stranieri a depositare i loro beni ed eludere il fisco nella propria patria.

Operando all’esterno del sistema legale americano, i conti offshore delle Isole Cayman danno alle società di Wall Street i mezzi per poter effettuare investimenti internazionali complessi e guadagnare ricche commissioni grazie ai capitali degli investitori. Trattandosi spesso di castelli di carta ai limiti di uno Schema Ponzi, i paradisi fiscali potrebbero però mettere in pericolo i risparmi di milioni di insegnanti, pompieri, poliziotti e altri funzionari pubblici.

L’uso di paradisi fiscali da parte dei fondi pensione è da condannare, perché logica vuole che i soldi vadano investiti in porti sicuri e non in lidi in cui si rischiano anche di subire delle perdite. “I rischi associati agli investimenti nei fondi domiciliati, regolati e custoditi nei paradisi fiscali sono reali”, ha avvertito il rappresentante legale della SEC Edward Siedle. Nello scenario peggiore, l’investimento potrebbe rivelarsi fallimentare oppure i soldi potrebbero non tornare più indietro del tutto.

I risparmi sono invece passati dal sistema dei fondi pensione pubblici, in teoria sicuro, a quello degli investimenti alternativi: private equity, hedge fund, società di venture capital e veicolo di investimento immobiliare. Con tante società che operano in questi settori “paralleli”, più di un terzo dei risparmi dei privati statunitensi passa da veicoli domiciliati nelle isole Cayman, secondo i dati della SEC, l’autorità di regolamentazione dei mercati americani.

I piani pensionistici pubblici, i fondi universitari o di altre organizzazioni non-profit hanno investito nel complesso 1.800 miliardi di dollari di risparmi in strumenti alternativi – e rischiosi. “Se ci si basa sui dati della SEC, si scopre che i fondi pensioni da soli hanno depositato 300 miliardi di dollari nei conti offshore delle Isole Cayman”, riferisce Chris Tobe, un ex fiduciario dei fondi pensione statali Usa e autore del libro “Kentucky Fried Pensions”.

Negli ultimi anni le autorità di controllo hanno tentato di risolvere il problema degli schemi di investimento a piramide e delle commissioni degli investimenti alternativi, che secondo la SEC finiscono per arricchire imprenditori e money manager alle spese dei piccoli investitori e risparmiatori. Allo stesso tempo, il governo e i gruppi di investimento chiedono una maggiore trasparenza nel settore degli investimenti alternativi.

Il problema è che molti di questi investimenti passano attraverso una marea di società fantasma con proprietari prestanome in paradisi fiscali dove i controlli sono molto laschi. I capitali nei conti offshore fuggono ai controlli e creano le condizioni per maneggi fiscali e abusi vari, rendendo molto difficile per funzionari pubblici e autorità del fisco sapere esattamente dove sono parcheggiati miliardi di dollari di risparmi e soldi pubblici.

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