Manovra: scongiurata crisi politica, ma la legislatura è finita

24 novembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Allarme rosso ieri al Senato quando il premier Paolo Gentiloni è stato ad un passo dalle dimissioni e dall’aprire una crisi di governo. Motivo del contendere la legge di bilancio e la miriade di emendamenti presentati che tuonano più come un vero e proprio assalto alla diligenza.

La manovra finanziaria diventa il terreno ideale per muovere i fili delle alleanze all’interno del centrosinistra mai così spaccato come ora.

Matteo Renzi vuole stringere la mano a Pisapia e al suo Campo Progressista ma gli alfaniani sono agguerriti, entrambi i partiti chiedono al governo l’uno l’abolizione dei superticket sanitari e l’altro il rinnovo del bonus bebè, altrimenti minacciano crisi di governo.

Gli uomini del Tesoro, con il viceministro dell’economia Morando in testa si rendono conto che i numeri non tornano, visto che le richieste costano un miliardo e mezzo, cinque volte di più lo stanziamento previsto fermo a 250-300 milioni. “Se ci dite no viene meno il progetto politico della nostra alleanza“, dice il rappresentante di Campo Progressista, il senatore Uras. “Possiamo rinunciare a tutto il resto, ma se salta il bonus bebè noi non votiamo la legge di Bilancio. Nemmeno con la fiducia”, così il coordinatore degli alfaniani, Maurizio Lupi.

Così non ce la facciamo. Così salta tutto“, dice Padoan ma la crisi poi è rientrata e il  bonus bebè tanto caro ad Ap rientra nella legge di Bilancio e verrà rifinanziato integralmente per il prossimo triennio, mentre il Governo e la maggioranza sarebbero al lavoro per provare ad ampliare la platea del superticket, un chiodo fisso di Campo Progressista. Sarebbe dovuto finire tutto lunedì prossimo ma gli emendamenti del governo saranno pronti per mercoledì  e il premier Paolo Gentiloni tira un sospiro di sollievo ma ammette laconico ai capigruppo che la legislatura è finita.

Scampata la crisi, si pensa alle elezioni che si terranno a marzo e la data più probabile è il 18. Intanto Renzi continua a perdere punti nella classifica della fiducia ai leader italiani. Come indica un sondaggio Ixé diffuso oggi e pubblicato da Reteurs, il premier Paolo Gentiloni raccoglie il 39% dei consensi e Luigi Di Maio il 29%. Il segretario del Pd è superato dal candidato premier grillino Di Maio a inizio novembre, raccoglie il 25%, ed è stato raggiunto da Meloni.

Il Movimento Cinque Stelle si conferma primo partito, con il 28% delle dichiarazioni di voti, contro il 23,4% del Pd. Un sondaggio che arriva all’indomani della partecipazione di Renzi al programma Ottoemezzo della Gruber in cui sostiene  che la coalizione che il Pd metterà in campo sarà quella che avrà un risultato superiore al 30%, “spero vicino al 40″, dice l’ex sindaco di Firenze.

“Con Campo progressista l’accordo ancora non è chiuso. Speriamo in un accordo con Campo progressista, Radicali e forze di centro per una coalizione di centrosinistra”.

Un altro papabile alleato che però si sfila dal gioco delle coalizioni è Massimo D’Alema che in un’intervista al Corriere della Sera, alla domanda se è impossibile l’alleanza con il Pd, ha risposto:

“Sarebbe stata necessaria una svolta radicale di grande impatto sull’opinione pubblica. Non modeste misure di aggiustamento, che ci hanno proposto a parole mentre ce le negavano nei fatti in Parlamento. Un negoziato surreale“.

Come risponde Renzi? “Mi chiedete di parlare di contenuti e poi parliamo di D’Alema?...”

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