A Piazza Affari lo Stato domina sui privati

22 febbraio 2017, di Daniele Chicca

Sono due i grandi trend principali da segnalare negli ultimi anni alla Borsa di Milano: la capitalizzazione si è pressoché dimezzata dagli anni 2000 a oggi e il settore privato rappresenta ormai solo un terzo dei gruppi a Piazza Affari. Sono le considerazioni che fa su Les Echos, quotidiano economico numero uno in Francia, il corrispondente a Milano Olivier Tosseri.

Tosseri sottolinea come si tratti di una “vera e propria emorragia che è andata di pari passo con un dominio sempre maggiore dello Stato sul capitale delle società quotate”. La capitalizzazione complessiva delle aziende che scambiano sui listini di Piazza Affari è passata da 811 miliardi di euro a 460 miliardi, per una perdita netta del 44%.

Se nel 1990 le società statali e il settore della bancassurance – che potrebbe tornare in auge come modello se l’aggregazione tra Generali e Intesa SanPaolo dovesse andare a buon fine – rappresentavano circa il 25% ciascuno, oggi le proporzioni sono cambiate. Allora si potevano contare 229 imprese quotate a Piazza Affari, con il settore privato che rappresentava la metà del totale: oggi quella quota si è ridotta e vale un terzo.

Il peso specifico delle banche ha continuato a crescere mentre in 25 anni sono poco piu’ di una decina di nuovi protagonisti veniva accolto alle contrattazioni di Piazza Affari. “Il panorama è cambiato profondamente“, scrive il corrispondente de Les Echos.

“Dopo un calo della presenza statale sui listini in seguito all’ondata di privatizzazione della fine degli Anni 90, il governo italiano è risalito al 30,4%. La percentuale di gruppi finanziari è cresciuta dal 25,9% al 43% in soli otto anni, prima di assestarsi sul 38,5% del 2015″.

Piazza Affari, il peso delle banche

Piazza Affari mantiene tuttora una peculiarità, quella di avere una concentrazione di titoli bancari e finanziari senza pari. Durante gli ultimi tempi di crisi del settore, l’andamento di Borsa ne ha pagato le conseguenze, mentre i numerosi aumenti di capitale varati per mettere in sicurezza gruppi come Mps, hanno contribuito a limitare la perdita di peso di Piazza Affari in termini di capitalizzazione.

Il settore privato è stato invece penalizzato dalle numerosi operazioni di acquisto da parte di gruppi stranieri, che hanno “soffiato” a Piazza Affari Edison, BNL, Bulgari – queste tre diventate francesi – e Indesit – controllata dall’americana Whirlpool. Un capitolo a parte merita Benetton, che se ne à andata di sua propria iniziativa.

Anche Luxottica sta per fare le valigie. Come conseguenza della sua fusione con Essilor, il gruppo del lusso sbarcherà a Parigi. Lactalis ritirerà la sua divisione Parmalat dall’indice di Piazza Affari non appena si concluderà l’Opa sulle azioni che ancora i francesi non possiedono. Dopo l’annuncio del rafforzamento patrimoniale preventivo di Mps e con piani di salvataggio pubblico in vista per altre banche, la presenza statale si dovrebbe rafforzare ancora.

Un ostacolo a questo fenomeno potrebbe arrivare da un’accelerazione del piano di privatizzazioni, come vuole Bruxelles. Il governo italiano non puo’ permettersi di interrompere il piano se vuole ridurre il debito pubblico in costante crescita sia in termini nominali sia rispetto al Pil (132,8% al momento).

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