Fed: Powell potrebbe lanciare allarme recessione

12 giugno 2018, di Mariangela Tessa

Sono passati solo quattro mesi da quando Jerome Powell ha preso le redini della Fed. Ma il governatore della banca centrare americana rischia di trovarsi nella posizione scomoda di dovere segnalare una recessione all’orizzonte.

È quanto ha scritto ieri il Wall Street Journal in vista della riunione della banca centrale, che inizierà oggi e si concluderà domani con un quasi certo rialzo dei tassi di 25 punti base all’1,75-2%. Si tratterebbe del settimo aumento del costo del denaro dal dicembre 2015, quando fu annunciata la prima stretta dal giugno 2006.

Insieme alla decisione sui tassi, la banca centrale americana diffonderà anche le nuove stime economiche e quelle relative al numero di strette previste in totale nel 2018. Molti analisti scommettono che la Fed ora se ne attenda quattro e non tre come aveva invece indicato sia nel dicembre 2017 sia lo scorso marzo.

Al di là dei dati, saranno due – secondo quanto si legge nell’articolo del Wall Street Journal – i fattori attentamente monitorati dagli investitori: le conseguenze sulla curva dei rendimenti dei Treasury che ci potrebbero essere se la Fed segnalerà quattro rialzi dei tassi nel 2018 e le indicazioni sulla rotta del tasso di disoccupazione. 

Sul primo fronte, una inversione della curva (che si ha quando i rendimenti dei Treasury a breve scadenza superano quelli dei titoli a lunga scadenza) è vista come un segno che una recessione si sta avvicinando. In particolare, il differenziale tra il titolo a due anni (quello piú sensibile alle mosse della Fed) si è portato ai minimi di oltre un decennio, intorno allo 0,4%. L’ultima volta che la curva dei rendimenti si è invertita risale al 2007, poco prima della recessione e prima nel 2000.

C’è poi la questione del mercato del lavoro. Gestori e investitori si domandano se al calo del tasso di disoccupazione – visto da alcuni scendere al 3,3% entro dicembre – si accompagnerà un aumento della partecipazione della forza lavoro. In caso positivo, la Fed potrebbe permettersi di alzare i tassi con una calma maggiore. Altrimento, sarà rischiesto un aumento dei tassi più rapido per tenere sotto controllo l’inflazione. Un passo falso da parte della banca centrale sul ritmo delle sue azioni potrebbe provocare una recessione.

 

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