Etruria: le colpe di Bankitalia e Consob nel crac della banca

14 novembre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Le tre ispezioni di Bankitalia in banca Etruria tra il 2010 e il 2015 sono durate quasi un anno e mezzo ma nonostante questo tempo così lungo il crac non si è evitato mandando in rovina migliaia di risparmiatori.

Era il 2010 quando l’allora numero uno di Palazzo Koch, Mario Draghi inviò ad Arezzo i suoi ispettori in merito all’acquisizione di Banca Federico del Vecchio e Banca Popolare Lecchese, ma è il bond Etruria che ha svelato tutta l’inettitudine del sistema di vigilanza.

Dopo che l’agenzia Fitch ha assegnato alla banca aretina, nell’aprile 2013, il rating peggiore di tutte le medie banche italiane, per rafforzare il patrimonio gli amministratori decidono allora di piazzare sul mercato obbligazioni subordinate per 110 milioni di euro, in due tranche. Ma l’idea che portò al fallimento fu un’altra e riguarda la vendita ai piccoli risparmiatori di quelle obbligazioni con una cedola bassa al 3,5 per cento. Titoli rischiosissimi venduti a ignari clienti, casalinghe, pensionati e operai.

E nonostante qualcosa non andava la Consob approvò il prospetto. Come  racconta a Repubblica un ex commissario dell’autorità di vigilanza:

“Facevamo 200 prospetti all’anno, non ricordo come avvenne il voto. Tutti i dati che avevamo furono inseriti. Se manca qualcosa è perché Bankitalia non ce lo trasmise”.

Quel qualcosa di cui si parla è lo scenario probabilistico, ossia la percentuale del rischio di perdere il denaro investito, che secondo alcuni analisti, per il bond Etruria arrivava al 47%. Ma se non c’è è perché una direttiva del presidente Consob Giuseppe Vegas ne ha impedito l inserimento nei prospetti informativi.

Da qui lo scaricabile tra palazzo Koch e la Consob ma ormai il destino della banca in cui figurava anche il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi, è segnato. Nell’ultima missiva Visco invitava i vertici di Etruria a fondersi al più presto con un partner di elevato standing. Chi? Forse la Popolare di Vicenza, la cui offerta era definita l unica giuridicamente rilevante. Ma già all’epoca la banca vicentina era in crisi e difficilmente avrebbe potuto sostenere l’aggregazione. Anche qui la mancata vigilanza  e la storia si ripeterà.

 

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