Società

De Bortoli (ed Enrico Letta): su Etruria e Mps “odore di massoneria”

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

ROMA (WSI) – L’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli torna a sentire “odore di massoneria”; questa volta non sono i miasmi (ossia esalazioni nocive, NdR) del Patto del Nazareno, come aveva scritto due anni fa in un sulfureo editoriale, eppure  il protagonista di sottofondo è sempre lo stesso: il premier Matteo Renzi. De Bortoli, ospite presso la Scuola di Politiche di Cesenatico, fondata da Enrico Letta lo scorso autunno, non ha risparmiato una visione assai severa sui casi delle banche Pop Etruria e Mps, per i quali il governo è dovuto intervenire a colmare le falle delle rispettive amministrazioni.

Su Etruria e Montepaschi si sente odore di massoneria”, ha detto De Bortoli alla platea di giovani ascoltatori della Scuola. A cosa poteva riferirsi?

Nel caso di banca Etruria la massoneria è comparsa in veste quasi esplicita, con la figura di Flavio Carboni, il faccendiere il cui nome è collegato a una strepitosa sequela di misteri e scandali italiani (il caso Calvi, solo per dirne uno i cui legami con la massoneria sono stati appurati dalla storia); è proprio nel Carboni che Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme ed ex vice presidente di Etruria, cercava consiglio per individuare un nuovo dg per la banca. Ai tempi della notizia in molti si domandarono perché chiedere lumi a una figura così oscura.

A insospettire sul caso Mps, poi, è l’arrivo sulla poltrona di amministratore delegato di Marco Morelli, che ha così allontanato non solo la figura del predecessore Fabrizio Viola, ma anche dell’ex presidente della banca senese Massimo Tononi. Dietro all’operazione, si vocifera, ci sarebbe la Jp Morgan che nel salvataggio di Mps si appresta ad assumere un ruolo di rilievo.

La frase dell’ex direttore De Bortoli è stata ritwittata anche dall’ex premier Enrico Letta, alimentando un po’ il sospetto che la frecciata colpisca proprio quel Matteo Renzi che lo disarcionò da Palazzo Chigi nel febbraio di due anni fa.