World Economic Forum teme “disintegrazione digitale”

17 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

GINEVRA (WSI) – A pochi giorni dall’inizio dei lavori di Davos, il World Economic Forum ha lanciato un allarme sull’ampliamento del divario tra ricchi e poveri nel mondo. Insieme alla creazione di una “generazione perduta” di giovani che non trovano un lavoro, è uno dei grandi temi che la classe politica deve affrontare. Sono vere e proprie minacce per la crescita economica mondiale.

In un nuovo rapporto, l’ultimo prima della riunione a Davos che vedrà seduta intorno allo stesso tavolo leader mondiali, economisti e giornalisti, prevista per la prossima settimana, l’organizzazione indipendente ha detto che la disparità di reddito è il fattore che più probabilmente provocherà distorsioni nell’economia per i prossimi dieci anni.

Per giungere a simili conclusioni l’istituto svizzero ha consultato 700 opinionisti ed esperti, che citano anche un paio di pericoli provenienti da fattori esterni meno prevedibili, come le condizioni meteo avverse ed eventuali attacchi informatici determinati, che potrebbero portare a una “disintegrazione digitale”.

Chi critica e in alcuni casi protesta di persona contro il consueto meeting annuale nelle Alpi svizzere mette in dubbio la capacità e volontà dell’elite mondiale di risolvere veramente questi grandi problemi. Per molti, che citano gli scarsi risultati ottenuti in passato, non è nell’interesse del famoso 1% invocato dai manifestanti di Occupy Wall Street ridurre il gap di benessere tra più e meno fortunati. Spetterà ai politici dimostrare che fanno veramente sul serio e che i critici si sbagliano.

Per il momento ci si può accontentare osservando l’agenda in programma. Per lo meno il tema è presente. Il WEF parla di una “sfida gemella” per i più giovani, costituita dalla mancanza di opportunità di impiego e il crescente costo delle tasse scolastiche e dell’istruzione di alto livello.

Oltre la metà dei giovani nei mercati industrializzati sta cercando un lavoro ed è in aumento il numero di impieghi in nero e di tipo informale nelle regioni in via di Sviluppo, dove vive ben il 90% dei giovani. David Cole, chief risk officer del gruppo finanziario Swiss Re, ha rilevato un gap anche in questo senso, osservando che I giovani sono svantaggiati rispetto ai più anziani quando si tratta di opportunità di lavoro che vengono loro concesse.