Weidmann alla Bce, una scelta rischiosa

3 Luglio 2017, di Livia Liberatore

Attuale presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann è stato la voce di opposizione principale alle politiche monetarie volte a salvare l’Eurozona dalla deflazione. Allo scadere del mandato di Mario Draghi alla fine del 2019, Weidmann potrebbe essere il nome sostenuto dalla Germania per guidare la Banca centrale europea. Weidmann è uno stretto alleato della cancelliera Angela Merkel. Questo è il commento del Financial Times sulla questione.

La Germania vorrebbe spingere perché tocchi a lei la presidenza della Bce per il prossimo mandato di otto anni, in precedenza affidato a Olanda, Francia e Italia. Ma le posizioni di Jens Weidmann sono costantemente in disaccordo con quelle del resto del consiglio direttivo della Bce. “Weidmann non ha mai difeso la Bce davanti al pubblico tedesco e ha dimostrato di non poter parlare per tutti”, ha detto un funzionario del Sistema europeo delle Banche centrali.

In alcuni casi, Weidmann ha difeso l’operato della Bce. Ad esempio di fronte al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che sosteneva che il Quantitative Easing e la decisione di mantenere i tassi bassi da parte della Bce penalizzasse i risparmiatori tedeschi. Weidmann ha avvisato i tedeschi di rispettare l’autorità della Banca centrale europea. La scelta di Weidmann di approvare la legittimità del Quantitative Easing è stata vista come una decisione pragmatica. Ma dal 2012 l’economista ha continuato a criticare la risposta europea alla crisi e si è fatto la fama del “Mister No”a tutte le proposte di stimolo monetario.

“Fortunatamente per Weidmann”, scrive il Financial Times, “il consiglio direttivo della Bce sta andando nella direzione di attenuare gli stimoli monetari in quanto cresce la fiducia nella ripresa”. Mario Draghi ha detto che ci vuole ancora prudenza prima di concludere l’acquisto di obbligazioni e Weidmann non si opporrà. Entro la fine del mandato di Draghi, è possibile che la Bce abbia già incominciato a rialzare i tassi. Ma il timore che in caso di una nuova crisi dell’eurozona, Weidmann non agisca in modo deciso, lascia dubbi nei confronti della sua possibile designazione: secondo Ft alcuni sarebbero più a loro agio se prima si decidesse di rafforzare l’unione bancaria.