Wealth management, Bcg: “seria minaccia” dalle Big Tech

24 Giugno 2020, di Alberto Battaglia

Nei prossimi anni i fornitori di servizi di wealth management dovranno fare i conti con almeno due grossi fenomeni: la concentrazione degli attori in gioco, destinati ad essere sempre meno e sempre più grandi e l’ingresso di una nuova concorrenza da parte delle grandi società tecnologiche come Amazon e Alibaba, che sono già al lavoro per offrire servizi finanziari anche soggetti con un corposo conto in banca.

Sono alcune delle previsioni formulate dalla società di consulenza Boston Consulting Group (Bcg) nel suo ultimo rapporto Global Wealth 2020”.

Per quanto riguarda la prima sfida, a soffrire saranno soprattutto le società di medie dimensioni, ha affermato a Bcg il leader di un gruppo di private banking globale:

“Vedremo una separazione tra le organizzazioni più grandi che possono offrire servizi multi-giurisdizionali, multicapability, multi-fuso-orario e operatori di nicchia che possono addebitare un premio per le loro competenze specializzate. Ciò che sta al centro verrà espulso dal mercato”.

La previsione della società di consulenza è che “i maggiori fornitori di servizi di wealth management vedranno raddoppiare la propria quota di mercato nei prossimi 20 anni”. A tutto vantaggio dell’efficienza apportata dalle economie di scala e della solidità di bilancio.

La dimensione degli attori attualmente esistenti nel panorama della gestione dei grossi patrimoni potrebbe essere un fattore importante anche in vista della seconda sfida in arrivo per il settore, l’ingresso delle Big Tech sul terreno del wealth management.

“Grandi aziende tecnologiche come Amazon, Google e Microsoft costruiscono già la base dell’infrastruttura e gli ambienti cloud per molti player wealth-tech. Alcune, tra cui Alibaba e Amazon, offrono anche una gamma di prodotti finanziari”, afferma Bcg. “Col tempo, il loro muscolo finanziario e le loro dimensioni potrebbero metterli nelle condizioni di alzare la posta in gioco e di fornire servizi di gestione patrimoniale agli individui benestanti e a quelli nel segmento HighNetWorth inferiore”.

Questa tendenza sta già prendendo piede in Cina, complice la carenza di attori storici attivi in questo ambito, che è terreno fertile per la conquista delle società tecnologiche. Il prossimo mercato che sarà sfidato da questi nuovi contendenti sarà quello statunitense. “In questi mercati”, ha proseguito Bcg, “i grandi protagonisti della tecnologia potrebbero fare importanti passi avanti nei prossimi due decenni e costituire una seria minaccia per i gestori patrimoniali”.

In Europa, grazie a “mercati frammentati e alla molteplicità di lingue, culture e normative” il processo di penetrazione delle Big Tech potrebbe essere più lento “ma è improbabile” che questo possa essere davvero ostacolato.

Al di là del fatto che, nei prossimi decenni, potremmo vedere nuovi nomi come Alibaba o Microsoft nel settore wealth management, a cambiare sarebbe anche la natura dei servizi, avviati a diventare sempre più digitali. Questo aiuterà a ridurre i costi e a velocizzare i processi, contribuendo a restringere la relazione umana fra cliente e wealth manager verso la platea più benestante ed esigente.