Paura a Wall Street: collassano gli indici. Dow -393 punti

7 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in profondo rosso per Wall Street sulla scia di un altro crollo dell’azionario a Shanghai e Shenzhen Composite, che ha fatto scattare per la seconda volta questa settimana la sospensione delle contrattazioni. Diversamente da lunedi’ pero’, lo stop non e’ stato temporaneo. Dopo una prima sospensione avvenuta nei primi 13 minuti di scambi, ce n’e’ stata una definitiva portando alla seduta piu’ corta nei 25 anni di storia della Borsa cinese.

Gli investitori temono che l’economia cinese vada peggio del previsto e che la leadership locale non sappia come gestire la situazione

Nel finale, il Dow Jones perde 393 punti (-2,32% a 16.514 punti), lo S&P 500 segna un calo del 2,37% a 1.943 punti. Guida le perdite il Nasdaq con un calo superiore al 3% (4.689 punti).

Il sell-off e’ stato provocato dall’ennesimo indebolimento dello yuan contro il dollaro. Quello di oggi deciso dalla banca centrale cinese, che ogni giorno determina il fixing del cambio yuan-dollaro, e’ stato il maggiore dall’11 agosto scorso. Allora l’istituto centrale prese il mondo intero di sorpresa annunciando una svalutazione della sua valuta contro il biglietto verde mandando in tilt i mercati globali. Tutto cio’ non fa che alimentare le preoccupazioni per l’andamento della seconda economia al mondo.

A Wall Street, gia’ alle prese con il peggiore avvio di anno dal 2008, il Dow Jones e l’S&P 500 si allontanano dalle soglie psicologiche pari a 17.000 e 2.000 punti perse ieri per la prima volta da meta’ ottobre. Ieri dai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve – quella in cui fu deciso il primo rialzo dei tassi dal giugno 2006 – e’ emerso che i membri del braccio di politica monetaria dell’istituto si aspettano un miglioramento “moderato” della crescita dell’economia estera. Tuttavia hanno citato “una serie di preoccupazioni, inclusa la possibilita’ che un apprezzamento ulteriore del dollaro e una debolezza persistente dei prezzi delle materie prime possa aumentare la pressione sulle economie emergenti e che la Cina trovi difficile navigare i cambiamenti strutturali e ciclici in corso nella sua economia”.

Intanto dal fronte macro Usa, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazioni sono scese di 10.000 unita’ a 277.000 contro attese per un dato a 275.000. Domani si analizzera’ il rapporto sull’occupazione di dicembre.

Sul fronte delle materie prime, proseguono inarrestabili le vendite sul mercato del greggio. Il Wti, il greggio scambiato a New York, tocca i nuovi minimi da dodici anni sulle tensioni internazionali e i timori di ripresa economica. Negli scambi sul New York Mercantile Exchange (Nymex), il barile di Wti, consegna febbraio, e’ scivolato a 32,10 dollari, il minimo dal 29 dicembre del 2003.

Per Apple si preannuncia una nuova giornata nera a Wall Street, dopo che il titolo era scivolato ieri al minimo da ottobre 2014. Nelle prime battute, il  titolo della societa’ di maggior valore al mondo perde il 2,5% (- 15% il mese scorso, scivolando ieri sotto i 100 dollari per azione per la prima volta da ottobre 2014). Pesano i timori sull’esposizione di Apple al rallentamento dell’economia cinese, ma anche la paura che le vendite di iPhone non riescano a mantenersi sui livelli record visti negli ultimi mesi, anzi possano calare.