Wall Street si sgonfia nel finale, Nasdaq torna sotto i 4.000 punti

25 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street chiude a due velocità dopo che un inatteso calo nel numero di nuovi compromessi ha contenuto l’entusiasmo degli investitori per l’accordo con l’Iran sul nucleare siglato nel corso del fine settimana. In chiusura, il Dow Jones cresce dello 0,05% a 16.073 punti, il Nasdaq sale dello 0,08% a 3.995 punti (dopo aver sfondato quota 4.000 punti nell’intra-day) e lo S&P 500 perde lo 0,15% a 1.802 punti. Il petrolio ha finito in calo: il contratto a dicembre ha perso 75 centesimi, lo 0,8%, a 94,09 dollari il barile.

Nel frattempo, i titoli di Stato americani continuano positivi con rendimenti in calo al 2,74% per il titolo decennale, benchmark del settore, e al 3,82% per il titolo trentennale. Sui mercati valutari, l’euro scende a 1,3513 dollari e il biglietto verde guadagna a 101,71 yen.

Intanto i trader continuano a digerire quanto riferito dalla stampa nel weekend. C’e’ chi sostiene che il Dow Jones raggiungera’ quota 17.000 entro la fine dell’anno. Piu’ di un articolo riferiva dell’indice delle 30 blue chip a quota 20.000 entro 12 mesi circa.

Sul fronte macro, frena la dinamica del settore immobiliare residenziale. Ad ottobre, i contratti preliminari (compromessi) di compravendita di case sono scesi dell0 0,6% rispetto a settembre tornando sui livelli minimi dal dicembre 2012. Si tratta del quinto mese consecutivo in flessione. Su base annuale la contrazione e’ pari a -1,6%.

Il membro del board della banca centrale Ardo Hansson ha ribadito il concetto che l’istituto è pronto tecnicamente a imporre tassi sui depositi negativi.

I prezzi del petrolio sono crollati dopo l’accordo stretto a Ginevra sul programma nucleare iraniano. I contratti scambiati al Brent londinese con scadenza gennaio hanno perso anche più del 2% attestandosi a quota 108,57 dollari al barile, mentre i futures sulla piattaforma Usa del West Texas Intermediate (WTI) hanno lasciato sul campo circa un punto percentuale scambiando in area 94,02 dollari al barile.

Più della metà del campione interpellato da CNBC nel sondaggio volto a misurare il polso del mercato del greggio scommette che i prezzi continueranno a calare nel corso della settimana, spinti al ribasso dalle previsioni positive sul fronte dell’offerta Usa. In totale sono stati intervistati 25 operatori di mercato.

Al termine di trattative bilaterali tenute semi segrete tra Washington e Teheran, l’Iran ha accettato di interrrompere il suo programma di arricchimento dell’uranio per sei mesi, ottenendo in cambio la sospensione di una parte delle sanzioni economiche. Si tratta ancorsa solo di un accordo preliminare tra le maggiori potenze mondiale ma potrebbe segnare l’inizio di una distensione dei rapporti tra l’Occidente e la Repubblica Islamica, che sostiene di voler utilizzare l’energia nucleare a scopi esclusivamente civili e non militari.

Il calo dei futures sul petrolio dopo l’accordo sul nucleare iraniano vede il Brent cedere al momento -1,79% a $109,06 al barile, a New York, il contratto WTI perde -1,40% a $93,51. Le quotazioni del petrolio a Londra hanno segnato il ribasso più forte in tre settimane, scivolando nelle contrattazioni asiatiche -2,6% fino a $108,15 al barile.

La settimana scorsa le quotazioni dell’oro nero hanno incominciato a salire come reazione alle voci di mercato secondo cui le negoziazioni non avrebbero portato da nessuna parte. L’impatto dell’intesa stretta sulle rive del lago Lemano sui rifornimenti di barili di greggio sarà limitata dal momento che gran parte delle sanzioni rimarranno operative.

Tan Chee Tat, un analista per gli investimenti che lavora da Singapore ha osservato alle agenzie stampa che i contratti scambiati sulla piattaforma WTI sono meno influenzati dall’accordo raggiunto a sorpesa domenica, perché un flusso in entrata di petrolio iraniano nei mercati mondiali porterebbe principalmente a una riduzione del valore del Brent, un mercato che è legato agli stessi clienti regionali del greggio iraniano.

Secondo Micheal Hewson di Capital Markets è presto per cantare vittoria sul fronte dei consumi. Questions remain about how the conditions of the deal will be overseen so it is by no means certain the current weakness will be maintained, but given that Brent prices were trading at four week highs at the end of last week, it can be argued that markets hadn’t priced in any agreement in the lead up to the weekend, and that probably explains the sharp drop today.

Sell anche sull’oro, che viaggia ai minimi da 4 mesi, con -1,04% a $1.231,10. Con la propensione al rischio presente sui mercati, sta guadagnando chi scommette contro il metallo prezioso.

Sul valutario, l’euro -0,33% a $1,3513, dollaro/yen +0,45% a JPY 101,73; euro/franco svizzero +0,11% a CHF 1,2304 euro/yen +0,18% a JPY 137,49.

A livello societario, il mercato sembra premiare il continuo esodo di manager dal gruppo BlackBerry. Il produttore canadese di smartphone ha annunciato che il direttore operativo, Kristian Tear, e il responsabile delle attivita’ di marketing, Frank Boulben, lasceranno il gruppo. Cambia invece il direttore finanziario: Brian Bidulka passa il timone a James Yersh, nel gruppo dal 2008. Tre settimane fa ad andarsene era stato l’amministratore delegato Thorsten Heins, sostituito da John S. Chen. Wal-Mart registra un +0,48% nel giorno in cui e’ cambiato il vertice del colosso mondiale del retail. Twitter scende dell’1,58%, Facebook perde l’1,3%, LinkedIn lascia sul terreno lo 0,69%. Continuano le voci di una bolla tech, specialmente nel settore dei social network.