Wall Street: quinta seduta consecutiva in calo

28 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Tonfo a Wall Street, sulla scia del pessimismo che caratterizza le trattative sul “fiscal cliff” la seduta chiude in netto calo, col Dow Jones che cede l’1,21% e scende a 12.937,65 punti (la quota 13000 e’ psicologica), il Nasdaq che cede lo 0,86% a 2.960,31 punti, e lo S&P 500 in calo -1,11% a 1.402,42 punti. A consuntivo della settimana – cinque sedute consecutive in ribasso – si registra una perdita dell’1,9% per Dow Jones e S&P 500, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno -2,0%.

Dopo la chiusura di Wall Street si e’ aperto uno spiraglio che lascia sperare che la questione del fiscal cliff si risolva, secondo quel che trapela da Washington, dove si e’ concluso alla Casa Bianca un incontro al vertice per trovare un compromesso. Il presidente Barack Obama dopo aver detto “il mio piano non si tratta”, ha annunciato che i democratici presenteranno una proposta di legge alla Camera, e di essere “moderatamente ottimista” sull’approvazione. La leader dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi, alle 5:30pm (ora di Washington) ha poi detto che “i leader del Congresso tenteranno di forgiare un accordo sul fiscal cliff entro domenica”, senza dare ulteriori dettagli.

Dalle 3:10 in poi il Presidente e il vice Presidente Joe Biden sono stati impegnati in un meeting di emergenza alla Casa Bianca con i leader piu’ importanti di ambedue i partiti, cioe’ i repubblicani John Boehner (Camera) e Mitch McConnell (Senato) e i democratici Nancy Pelosi (Camera) e Harry Reid (Senato) in una maratona last minute per cercare di trovare un compromesso (un nano-accordo) sul “fiscal cliff”, cioe’ il mix di maggiori tasse e tagli alla spesa pubblica che scatteranno automaticamente a fine anno. Le dichiarazioni di ottimismo dei politici, dopo settimane di tira e molla, vanno prese con il beneficio di inventario.

Infatti a Wall Street, l’indice S&P 500 e’ calato per 5 sedute di seguito, per la prima volta da maggio. L’indice della volatilita’ VIX dimostra chiaramente che per la prima volta da vari mesi la possibilita’ di un forte calo in borsa comincia a essere messa in conto. Il VIX (vedi valore esatto in prima pagina su WSI, in diretta dal CME di Chicago) e’ al massimo di 6 mesi, a quota 22,72.

I futures S&P 500 hanno chiuso la seduta ai minimi della settimana. Sembra insomma di assistere a un’uscita frettolosa degli investitori dall’azionario Usa, quando manca una sola seduta alla fine dell’anno borsistico americano.

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WASHINGTON – A tre giorni dall’incubo del Fiscal Cliff, le chance di un compromesso per fermare il baratro fiscale causato dall’aumento automatico di tasse e tagli alla spesa appaiono appese a un filo. Ma Barack Obama non molla e insiste sulla linea dura: servono più tasse per i ricchi. E ai leader di Camera e Senato ricevuti alla Casa Bianca lancia un ultimatum: senza un accordo bipartisan, “si vota il mio piano”. Ognuno, dunque, si assumerà le proprie responsabilità davanti al Paese. “La gente normale non capisce quello che sta acadendo a Washington e sta perdendo la pazienza”, ha detto in una dichiarazione rilasciata in diretta tv nella quale ha comunque rivelato un “moderato ottimismo” sul buon esito della vicenda.

PIU’ TASSE PER I RICCHI. E mentre l’agenzia di rating Standard&Poor’s assicura che nonostante l’impasse sul Fiscal Cliff non pensa a un ulteriore declassamento del giudizio sul debito americano, Obama spiega che nella peggiore delle ipotesi presenterà un pacchetto di misure tese a proteggere la classe media dagli effetti del burrone fiscale. Dunque, nessuna nuova proposta è stata avanzata dal presidente americano, contrariamente a quanto trapelato alla vigilia del delicato meeting della Casa Bianca. Quello che invece Obama ha ribadito con forza è la propria volontà di abolire le agevolazioni per coloro che guadagnano oltre i 250mila dollari l’anno: lo aveva promesso in campagna elettorale e “questo è ancora quello che voglio”, ha detto.

DEBITO PUBBLICO A OLTRE 16 MILIARDI. Le eventuali controproposte dovranno tenere conto anche di un debito pubblico che il 31 dicembre, come annunciato dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, raggiungerà il tetto fissato di 16.400 miliardi di dollari, mettendo il Paese a rischio default. Un fattore che, combinato con gli aumenti automatici di tasse e riduzioni di spesa del Fiscal Cliff, per cui le famiglie si troverebbero a pagare nel 2013 in media 2mila dollari in più di tasse, finirebbe inevitabilmente per provocare una brusca frenata di un’economia americana ancora in fase di incerta ripresa, dopo la durissima crisi degli ultimi anni.

PAURA IN EUROPA E NEI PAESI EMERGENTI. Lo spettro di una seconda recessione a distanza di breve tempo preoccupa non solo Washington, ma anche il Vecchio Continente e i Paesi emergenti, che temono pesanti ripercussioni anche sulle proprie economie. Timori che si fanno sentire sull’andamento delle Borse, Wall Street in primis, che ha chiuso la giornata con un tonfo, con il Dow Jones che ha perso l’1,21% e il Nasdaq lo 0,86%.

UN TESTO PER TUTELARE LA MIDDLE CLASS. Mentre proseguono le trattative fra i leader di Camera e Senato per trovare l’accordo, i democratici fanno sapere di avere pronto un testo di legge da presentare al Congresso americano e da far eventualmente votare lunedì che evita un aumento delle tasse per le famiglie con un reddito fino ai 250mila dollari l’anno. L’annuncio arriva dal leader della maggioranza in Senato, il democratico Harry Reid, che ha spiegato che il provvedimento conterrà ulteriori disposizioni messe a punto con il presidente Barack Obama per tutelare la middle class dagli eventuali effetti del Fiscal Cliff.