Wall Street piatta, si valutano Siria ed economia

6 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Arriva il tanto atteso market mover della settimana, ovvero il rapporto sull’occupazione Usa; la sorpresa è negativa. Nel mese di agosto i nuovi posti di lavoro degli Stati Uniti sono cresciuti di 169.000 unità, e i numeri di luglio sono stati rivisti fortemente al ribasso. E’ vero che il tasso di disoccupazione è sceso al 7,3%; ma, a un’attenta valutazione, ci si rende conto che la flessione conta poco: il tasso di partecipazione alla forza lavoro ha testato infatti il minimo dal 1978, al 63,2%.

Immediata la reazione su tutti i mercati: l’azionario accoglie con favore il dato deludente, che allontana i timori di un intervento della Fed già in occasione del prossimo meeting del 17-18 settembre.

La seduta parte bene: ma poi la dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin gela i mercati globali. Putin ha detto che la Russia aiuterà la Siria nel caso in cui venisse attaccata: e subito si scatenano i timori di una guerra combattuta in Siria che vedrà contrapporsi il blocco Usa da un lato e quello russo dall’altro. Alla fine, chiusura piatta a Wall Street. Il Dow Jones fa segnare -0,10% a quota 14.922,58. In leggera crescita il Nasdaq (+0,03%) a 3.660,01 punti, mentre lo S&P500 chiude invariato a 1,655,16 punti. Sul fronte valutario, dopo la chiusura delle contrattazioni a Wall Street, l’ euro è scambiato a 1,3176 dollari.

La Fed passa per ora in secondo piano. Ma dopo il dato sull’occupazione, probabilmente gli analisti dovranno rimettersi a fare i calcoli. Prima dell’annuncio Bank of America Merrill Lynch aveva scritto in una nota che una
“crescita dei posti di lavoro che rientra nella media degli ultimi tre mesi da maggio a luglio (di 180.0000 unità, come atteso dal consensus di Bloomberg)- sarebbe coerente con il lancio da parte della Fed, nella riunione dei prossimi 17-18 settembre, di misure volte a ridurre il ritmo degli acquisti dei titoli, dal valore attuale di $85 miliardi al mese, a $70 miliardi, che si divideranno in acquisti di Treasuries per $35 miliardi al mese e di altri titoli legati ai mutui per i restanti $35 miliardi al mese”. Ma la crescita è stata inferiore alle attese.

Da segnalare che proprio le aspettative sulla solidità della crescita americana avevano portato il tasso sui Treasuries a 10 anni a balzare ieri oltre la soglia del 3%, fino al 3,005% per la prima volta dal luglio del 2011. Deciso è stato il sell off sui titoli di stato americani che, come ammette Patrick Jacq, strategist senior dei tassi presso Bnp Paribas a Parigi, “è stato troppo rapido”. “Se i dati non saranno solidi, probabilmente ci sarà una pausa negli smobilizzi, e potenzialmente una ripresa limitata”.

La pubblicazione del rapporto sull’occupazione, nello scatenare nuovi timori sulla sostenibilità della ripresa del mercato del lavoro, ha dato il via al rally dei Treasuries, con i rendimenti che sono scesi -3% tornando al 2,90%.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, euro +0,33% a $1,3162; dollaro/yen -1,17% a JPY 98,94; euro/franco svizzero -0,34% a CHF 1,2351. Euro/yen -0,88% a JPY 130,22.

Sui mercati delle commodities, i futures petrolio +1,73% a 110,10 dollari al barile;
quotazioni oro +1,03% a $1.386,60.