Wall Street in ribasso, pesa la crisi in Siria

26 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Chiusura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,42% a 14.946,93 punti, il Nasdaq cede lo 0,01% a 3.657,57 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,40% a 1.656,79 punti. Le vendite hanno avuto un’accelerazioen sul finale, dopo che il segretario di Stato Usa John Kerry hafatto capire che ci sara’ un intervento militare in Siria conyro il regime di Assad.

I brutti dati macro allontanano poi la possibilita’ sul “tapering” della Fed, cioe’ l’uscita dagli stimoli monetari. Sullo sfondo, preoccupazioni per il caso Italia che ripresenta sull’azionario mondiale lo spettro di una crisi in zona euro, in caso di caduta del governo italiano. Acquisti sui Treasuries, i rendimenti decennali scendono -0,85% al 2,79%.

Indicazioni poco convincenti dal fronte macroeconomico Usa; dopo le vendite di case nuove rese note venerdì, ha ampiamente deluso il dato relativo agli ordini dei beni durevoli. Meglio l’indice manifatturiero di Dallas, che ha riportato una performance in crescita.

Proprio questi dati – in particolare le vendite di case nuove, scese al minimo in 9 mesi – danno agli operatori un segnale sul fatto che la Fed possa rimandare l’inizio del “tapering”, ovvero delle misure volte a smorzare gli acquisti di titoli di stato Usa e di titoli legati ai mutui per un ammontare mensile di $85 miliardi, a partire dal mese di settembre.

Detto questo, il 65% degli economisti intervistati da Bloomberg nella settimana compresa tra il 9 e il 13 agosto ritiene che la Fed inizierà a ridurre la portata degli acquisti di bond a partire dal meeting del prossimo 17-18 settembre.

“Da un lato, gli investitori desiderano assistere a un miglioramento dell’economia. Ma se migliora troppo, è vero che il tapering diventa più probabile; questo è un dilemma per i mercati. Il miglior scenario è quello di una crescita moderata. Riguardo agli ordini di beni durevoli, questi possono essere volatili e fluttuare molto”, ha commentato Andrea Nigg, responsabile della strategia di azionario e commodity presso Bontobel Asset Management a Zurigo.

Guardando allo S&P 500, gli acquisti alimentati dai programmi di stimolo monetario della fed noti come QE (quantitative easing) hanno portato l’indice S&P 500 a superare l’andamento dei profitti delle aziende in esso quotate al ritmo più forte degli ultimi 14 anni.

L’indice è salito +14% rispetto ai profitti negli ultimi 12 mesi ed è scambiato ad un valore di 16 volte gli utili (p/e, ovvero price earnings, e’ il rapporto tra prezzi e utili) cioe’ ad un valore storicamente molto alto. L’ultima volta che le valutazioni registrarono una crescita tanto forte fu nell’ultimo anno della bolla tecnologica (anni ’90), ai tempi del boom dot.com, prima che l’indice S&P 500 crollasse di -49%.

Tra i titoli finanziari, JPM piatta +0,08%, Bank of America +0,75%, Wells Fargo -0,25%.

Bene i tecnologici, con Facebook +2,63%. Il titolo è in crescita di più del 57% da quando ha reso noti i propri risultati di bilancio trimestrali, lo scorso 24 luglio. Il titolo è scambiato a $41,62, rispetto ai $38 del prezzo di collocamento, quando a maggio dello scorso anno sbarcò in borsa.

Tra altri titoli bene Apple +0,88%, Otacle +1,53%, Netflix +2%, Amgen registra un balzo oltre +8%, dopo che la società ha raggiunto un accordo per l’acquisto di Onyx Pharmaceuticals.

In ambito valutario, l’euro -0,04% a $1,3375; dollaro/yen -0,20% a JPY 98,54; euro/yen -0,27% a JPY 131,77.

I commodities, i futures sul petrolio -0,18% a $106,23 al barile, mentre le quotazioni dell’oro +0,09% a $1.397 l’oncia.

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