Wall Street in rialzo, fari su fusioni e acquisizioni

20 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Dopo un inizio altalenante, Wall Street riesce a chiudere la seduta in rialzo. Gli investitori sembrano apprezzare la ripresa delle fusioni e acquisizioni dopo l’annuncio di ieri dell’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook e l’andamento positivo della manifattura, emerso dalla pubblicazione dell’indice Pmi.

A fine seduta, il Dow Jones guadagna lo 0,58% a 16.133 punti, il Nasdaq cresce dello 0,71% a 4.268 punti, lo S&P 500 aggiunge lo 0,62% a 1.840 punti.

Il petrolio ha chiuso la seduta in calo: il contratto con scadenza a marzo ha perso 39 centesimi, lo 0,4%, a 102,92 dollari il barile. Nel frattempo, i titoli di Stato americanichiudono negativi con rendimenti in rialzo al 2,76% per il titolo decennale e al 3,73% per il titolo trentennale. Sui mercati valutari, l’euro cala a 1,3712 dollari mentre il biglietto verde guadagna terreno a 102,34 yen.

In chiaroscuro la raffica di dati macro pubblicati oggi. Si parte dall’indice Pmi manifatturiero pubblicato da Markit, salito in febbraio a 56,7 punti da 53,7 in gennaio, a conferma dell’accelerazione registrata dall’economia americana a partire dalla seconda metà del 2013. Il dato relativo a febbraio fa segnare il maggior miglioramento del comparto manifatturiero dal maggio del 2010.

In flessione ma in linea con le attese delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti. Secondo quanto comunicato dal dipartimento del Lavoro, le richieste nella settimana al 15 febbraio sono calate di 3mila unità a 336mila. Le stime degli economisti erano per una lettura a 335mila. Continua dunque il trend di riduzione delle ultime settimane e una lettura inferiore alla media dello scorso anno di 344mila richiesta.

I prezzi al consumo sono invece cresciuti come da attese a gennaio ma la componente core e’ salita meno delle previsioni, segno che l’inflazione al netto di componenti energetiche ed alimentari resta contenuta dando alla Federal Reserve piu’ tempo per ridurre le sue misure di stimolo. La banca centrale americana continuera’ pero’ con la riduzione del piano di acquisto di Treasury e bond ipotecari. Gli analisti fanno notare che il “tapering” potrebbe accelerare e i tassi potrebbero tornare a salire prima del previsto nel caso in cui emergano segnali di pressioni inflative. Nel dettaglio, l’inflazione in gennaio ha segnato un aumento mensile dello 0,1% e della medesima percentuale sono aumentati i prezzi al core, cioe’ al netto di energia e alimentari. Le attese degli analisti erano per un rialzo dello 0,1% per la componente headline e dello 0,2% per la componente “core”. Su base annua, i prezzi sono cresciuti in gennaio dell’1,6%, il rialzo tendenziale più alto dallo scorso luglio ma ancora ben al di sotto del 2% stabilito come target di inflazione dalla Fed. In gennaio i prezzi dell’elettricità sono aumentati dell’1,8%, maggior rialzo dal marzo del 2010. I prezzi del gas naturale sono invece cresciuti del 3,6%. in gennaio infine i salari orari sono cresciuti dello 0,1% rispetto al mese precedente.

Sotto le stime l’indice composito stimato dal Conference Board (il Superindice) che a gennaio ha registrato un progresso dello 0,3% attestandosi a 99,5 punti. Il dato e’ inferiore alle attese degli analisti, che avevano messo in conto un rialzo dello 0,4%. Calo superiore alle attese anche per l’indice sull’attivita’ manifatturiera dell’area di Philadelphia rilasciato dalla Federal Reserve. L’indicato e’ calato a -6,3 punti a febbraio rispetto ai 9,4 punti del mese precedente. Si tratta della prima lettura negativa in nove mesi. Gli economisti si aspettavano un rallentamento molto contenuto a 7,4 punti. La debolezza registrata a febbraio e’ dovuto in buon parte alle cattive condizioni atmosferiche registrate nella regione nel periodo di rilevazione, tant’e’ che invece i sottoindici sulle prospettive dell’attivita’ nei prossimi mesi si mostrano in miglioramento riflettendo un atteggiamento di ottimismo.

Dal punto di vista dell’analisi tecnica, per lo S&P 500, una importante resistenza è posizionata a quota 1.850. Gli acquisti di ieri non hanno permesso all’indice di superare tale importante test.

“La debolezza dell’azionario è maggiore a causa dell’incertezza sull’outlook dei mercati emergenti, in particolare della Cina, che è la seconda maggiore economia del mondo – ha commentato in una intervista a Bloomberg Keith Bowman, analista dell’azionario presso Hargreaves Lansdown Plc, a Londra – Le prospettive economiche del paese rimangono importanti per gli investitori”.

Focus sulle minute della Fed rese note nella giornata di ieri. Leeh Hardman, analista di Bank of Tokyo Mitsubishi, fa notare che “il Fomc ha ribadito che la Fed continua a sostenere “riduzioni misurate’ negli acquisti di asset nell’ordine di $10 miliardi a riunione, e che l’istituto non appare troppo preoccupato per la carrellata di dati economici deboli Usa di inizio 2014, che sono stati distorti a suo avviso più dalle condizioni meteorologiche che dagli sviluppi nei mercati emergenti”.

Tra i titoli. sale Facebook (+2%), dopo aver annunciato l’acquisto di WhatsApp per $16 miliardi. Il social network fondato da Mark Zuckerberg ha acquistato per complessivi 19 miliardi di dollari in contante e azioni WhatsApp, l’applicazione di messaggistica per mobile che conta 450 milioni di utenti attivi al mese. Proprio ieri le azioni del social network avevano fissato un nuovo massimo intraday a 69,08 dollari per azione, con una capitalizzazione di mercato di 173,54 miliardi di dollari. Boom Tesla Motors, +10% dopo i risultati di bilancio.

Sul valutario, euro -0,20% a $1,3704; dollaro/yen -0,36% a JPY 101,94; euro/franco svizzero -0,02% a CHF 1,22. Euro/yen -0,54% a JPY 139,72.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,10% a $103,21, il prezzo dell’oro -0,52% a quota $1.313,50 l’oncia.