Wall Street in rosso, Nasdaq a picco (-3,25%)

5 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

ROMA (WSI) -Chiusura in rosso per gli indici azionari Usa nel giorno della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro. 

Nel dettaglio, il Dow Jones perde l’1,29% a 16.205 punti, il Nasdaq lascia sul terreno il 3,25% a 4.363 punti mentre lo S&P 500 perde l’1,85% a 1.880 punti.

Il settore tecnologico e’ sul fondo (-3,5%), seguito da quello dei beni discrezionali (-3,16%) e da quello energetico (-2,52%). I listini si chiudono la settimana in forte calo, l’S&P 500 di quasi il 3% (la contrazione maggiore dalla settimana finita l’8 gennaio scorso).

Si sottolinea il crollo di LinkedIn (-43% a 106 dollari): il social network per professionisti soffre a causa di un outlook deludente. Le perdite subite oggi, pari a circa 10 miliardi di capitalizzazione, quasi equivalgono al valore di mercato di Twitter.

L’oro dal canto suo ha archiviato la migliore ottava dallo scorso agosto (+3,7%) anche se oggi ha chiuso in leggero ribasso, complice il riaccendersi del timore di un aumento dei tassi quest’anno, magari gia’ a marzo, da parte della Federal Reserve. Questa ipotesi, praticamente esclusa soltanto ieri, e’ tornata in pista con il rapporto sull’occupazione diffuso oggi dal governo Usa e relativo al mese scorso.

Nonostante la sorpresa negativa arrivata dai posti di lavoro nei settori non agricoli, ‘i dati americani forniscono argomenti a supporto dei falchi della Fed per il proseguimento della normalizzazione dei tassi per via dei primi sintomi di pressione inflattiva di natura salariale – commenta Marco Vailati, della divisione Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda – Le recenti debolezze degli altri dati macroeconomici (in particolare la decelerazione dei servizi) restano invece a supporto delle tesi delle colombe del Federal Open Market Committee (Fomc) lasciando incertezza sulle future mosse della Fed.

Di fatto la Fed monitora la situazione e in base ai dati in arrivo decidera’ il da farsi. Stando ai future sui Fed Funds, le probabilita’ di una stretta il mese prossimo sono pari al 10% contro l’8% precedente al rapporto odierno.

Nonostante il dato sul mercato odierno, Michelle Girard, senior economist di UBS, afferma di essere ottimista sull’economia Usa molto più di tanti suoi colleghi. Ma avverte allo stesso tempo che le condizioni finanziarie attuali potrebbero mettere a repentaglio la crescita.

L’impatto dei soli dati di oggi e’ negativo per borsa e positivo per il dollaro americano. Dopo la pubblicazione del dato sul mercato del lavoro, il dollaro riprende a correre con l’euro che perde lo 0,5% a 1,11 dollari e lo yen che si mantiene intorno ai 117,17.

Si tratta dunque di un’inversione di tendenza rispetto alla settimana. Sul mercato valutario , lo US Dollar Index è precipitato al ritmo più  forte da quando la Federal Reserve lanciò il primo piano di Quantitative Easing nel primo trimestre del 2009 dopo le dichiarazioni del presidente della Fed di New York William Dudley, che ha smorzato le speculazioni sulla ferma intenzione della Fed di continuare ad alzare i tassi sui fed funds.

Lo US Dollar – che misura la performance del dollaro contro le 10 principali valute a livello globale – ha ceduto -2,4% negli ultimi cinque giorni di contrattazioni. Anche su base settimanale, il tonfo è il più forte dal 2009. Anche per questo è fondamentale quanto emergerà dalla pubblicazione del report occupazionale Usa.

 

 

Per la seconda seduta di fila, il petrolio ha chiuso in calo al Nymex. Il contratto a marzo ha lasciato sul terreno 83 centesimi, il 2,62%, a quota 30,89 dollari al barile. Rispetto ai 33,62 dollari al barile a cui aveva finito la settimana scorsa, la flessione e’ pari a un -8,12%. Si tratta della prima settimana in calo dopo due in rialzo. Anche quella odierna e’ stata una seduta particolarmente volatile, tra continue preoccupazioni per scorte mondiali in eccesso e la speranza (a dire il vero contenuta) di un accordo su un taglio alla produzione tra l’Opec e i Paesi non membri del cartello come la Russia.