Wall Street: Dow Jones fino a -1.000 punti, poi argina le perdite a -600

24 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Dopo un avvio catastrofico, Wall Street riduce il rosso nel corso della seduta, limitando solo in parte le perdite iniziali. Nel finale il Dow lascia sul terreno circa 589 punti, dopo aver perso 1.000 punti in avvio, segnando un calo del 3,58% a 15.871 punti. L’indice delle blue chips scende così sotto la soglia dei 16.000 punti per la prima volta da febbraio 2014. Il Nasdaq che è arrivato a perdere circa il 9% in avvio di contrattazione, lascia terreno il 3,83% a 4.526 punti i mentre lo S&P 500 segna -3,95% a 1.893 punti (-4,6% in apertura). Quella odierna è stata la seduta peggiore degli ultimi 4 anni.

Affonda anche il dollaro con l’euro che ne approfitta per riportarsi a quota 1,17, ma poi ripiega sotto la soglia psicologica nel finale.

Il panic selling legato al tonfo dello Shanghai Composite – che con un -8,5% ha registrato la peggiore seduta dal febbraio 2007 di conseguenza ribattezzata “Black Monday” – si è fatto sentire su tutti i listini internazionali. In realtà le tensioni sui mercati globali erano iniziate due settimane fa, quando la Banca centrale cinese ha svalutato a sorpresa lo yuan contro il dollaro riaccendendo i timori per un andamento della seconda economia al mondo più debole di quanto già non si pensasse.

“La crescita del Pil in Usa e in Eurozona, semplicemente non è sufficientemente forte a prevenire l’accumulazione degli shock di disinflazione – ha commentato nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg Thomas Thygesen, responsabile della strategia di cross-asset di SEB, al telefono da Copenhagen – Gli investitori hanno capito che ci potranno essere nuove debolezze nello yuan. Non sembrano avere il controllo della situazione”.

La scorsa settimana il Dow Jones è entrato in fase di correzione, e la volatilità misurata dal VIX ha segnato il balzo settimanale record.

Lo S&P 500 è reduce dal tonfo di venerdì, che è stato pari a -3,2%. Si è trattato della perdita giornaliera e settimanale maggiore dal 2011, provocata dalle preoccupazioni sulla Cina e sull’incognita Fed, che appare comunque rientrare, dal momento che nessuno è pronto a scommettere su un rialzo dei tassi nella riunione del Fomc di settembre. Lo S&P ora oscilla sui minimi dall’ottobre del 2014. Tom DiGaloma, responsabile dei tassi presso ED&F Man, ha scritto in una nota che la “volatilità porterà sicuramente la Fed a rimanere ferma nel resto del 2015. Il tasso sui Treasuries decennali dovrebbe tornare all’1,86%”. Gli acquisti tra l’altro hanno riportato i tassi sotto il 2%.

Guardando avanti, Brett Arends, analista del sito americano MarketWatch, non esclude che nei prossimi giorni possa esserci un rimbalzo dovuto ai pesanti sell-off delle ultime sedute. Ipotesi che tuttavia non deve far considerare l’attuale sell off come un’occasione di acquisto. L’esperto non esclude infatti che il Dow Jones abbia appena iniziato la ritirata e quest’ondata di vendite possa portare l’indice a 5.000 punti, ovvero il 70% meno rispetto ai valori attuali.

Riflettori puntati sul balzo del VIX che sale del 45% ai massimi da sette anni. La scorsa settimana l’indice aveva segnato un rimbalzo pari a +119%, al ritmo record da quando l’indice ha iniziato a essere calcolato nel 1990. Soltanto nella seduta di venerdì, il VIX è volato +46,5% a 28 punti, al massimo dal dicembre del 2011.

Le azioni e gli Etf scambiati a New York hanno subito oggi 1.200 pause. In base alle regole del mercato infatti, ogni rialzo o ribasso di almeno il 5% porta a uno stop del trading per 5 minuti. Per capire la volatilità che c’e’ stata basti pensare che in una giornata normale quelle sospensioni sono a cifra singola e spesso si verificano in concomitanza ad annunci di grande portata.

Il nuovo bagno di sangue della sessione odierna – si parla chiaramente di Black Monday – ha portato gli investitori a smobilizzare nuovamente a livelli record l’azionario e le valute emergenti. Comprato l’euro, che ha superato anche la soglia a $1,15 e che ora oscilla al massimo in sette mesi.

Dal fronte societario, l’ondata di vendite odierne colpisce in particolare le società hi-tech mente cresce la paura di una nuova bolla Internet. Facebook è arrivata a perdere il 14$ mentre Apple ha subito una flessione fino all’11%, complice la notizia di problemi nella fotocamera di alcuni iPhone 6, che potrebbe rendere le foto sfocate. Continua la discesa di Netflix, che nelle ultime tre sedute ha perso oltre il 20% del suo valore.

Passano in secondo piano i dati macro della giornata, nonostante la conferma che l’economia Usa è in espansione sopra i trend storici: l’indice dell’attivita’ economica nazionale misurato dalla Fed di Chicago si e’ attestato a +0,34 punti a luglio a fronte del -0,07 punti del mese di giugno (dato rivisto da +0,08 pt). La media mobile dei tre mesi e’ migliorata a 0 da -0,08 punti . Sugli 85 indicatori utilizzati per misurare l’attivita’ economica, 50 hanno fornito un contributo positivo a luglio.

Intanto continua il dibattito sulle future mosse della Federal Reserve. Se a inizio mese la maggioranza degli investitori scommetteva su un rialzo dei tassi a settembre, adesso la maggioranza crede in un posticipo della stretta. In un articolo pubblicato sul Financial Times, Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti e professore ad Harvard, avverte che “la Federal Reserve non deve alzare i tassi. In questo momento di fragilita’, alzare i tassi rischia di mandare in crisi parte del sistema finanziario, con risultati imprevedibili e dannosi”. Una simile mossa “potrebbe minacciare tutti e tre gli obiettivi principali” della banca centrale americana, ossia stabilita’ dei prezzi, piena occupazione e stabilita’ finanziaria.

Summers spiega che una stretta monetaria rischierebbe di spingere l’inflazione ancor piu’ in basso rispetto al target fissato al 2% dall’istituto centrale guidato da Janet Yellen. Secondo l’ex segretario al Tesoro Usa, “nei prossimi 10 anni l’inflazione sarà’ sotto il 2%. Se le valute di Cina e altri mercati emergenti subiscono un ulteriore deprezzamento, l’inflazione Usa sarà ancor più contenuta”, avverte l’economista.

Gli economisti di Barclays dal canto loro hanno posticipato dal mese prossimo al marzo 2016 il mese in cui si aspettano una stretta. Stando ai future sui Fed Funds, le probabilita’ di una normalizzazione della politica monetaria per dicembre sono scese oggi sotto il 49% dal 60% di venerdi’ e dal 63% di un mese fa.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio Usa sono scivolati anche sotto la soglia dei $39 al barile (-5%). La nuova ondata di vendite spinge il greggio ai minimi degli ultimi sei anni e mezzo, dopo che l’azionario cinese ha segnato il maggior ribasso giornaliero dai tempi della crisi finanziaria globale, intensificando le preoccupazioni per le prospettive della domanda di greggio. “Il ribasso di oggi non riguarda i fondamentali. E’ tutto sulla Cina”, spiega Carsten Fritsch, analista di Commerzbank a Francoforte. “Il timore è quello di un atterraggio violento e che le cose sfuggano al controllo delle autorità cinesi”. Scende anche l’oro, -0,34% a $1.155,70. Argento -2,62% a $14,90.