Wall Street chiude male. Ormai la festa è finita

20 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’effetto Fed travolge Wall Street, col Dow Jones che dopo settimane di record crolla sotto la soglia dei 15.000 punti, perdendone oltre 300 e cedendo il 2,34% a 14.758,24 punti. Mai così male nel 2013. Giornata nera anche per Nasdaq (-2,28% a 3.364,63 punti) e S&P500 (-2,50% a 1.588,19 punti). Spazzati via i guadagni di maggio e giugno.

Nonostante qualche dato macro conforante Wall Street ha chiuso la sessione in netto ribasso, in linea con la pioggia di vendine che ha preso di mira l’intero azionario globale. Gli indici Usa terminano ai minimi di seduta, accentuando le perdite, i dati macro positivi aumentano il rischio che la Fed stacchi la spina al QE prima delle attese.

I prezzi dell’oro cedono fino a -6,76%, scivolando sotto la soglia dei $1.300, per la prima volta dal settembre del 2010; il calo e’ di $87.80 l’oncia con chiusura a $1,286.20 sul New York Mercantile Exchange. Il dollaro si rafforza sull’euro. La moneta unica cala sotto la soglia psicologica di $1,32.

Focus sul trend dello S&P 500, che ha perso -2,4% dallo scorso 21 maggio, scontando i timori che la Fed sia vicina a staccare la spina (timori confermati ieri). Bond in calo anche negli Usa: Treasuries sotto pressione, con i rendimenti decennali che balzano fino al 2,44%, al massimo dall’ottobre del 2011.

Attenzione anche all’indice della volatilità sul mercato dei Treasury misurato da Bank of America Merrill Lynch MOVE Index (MOVE), che ieri è balzato fino a 86,89, al record dal giugno del 2012.

Sempre in termini di volatilità sui mercati, l’indice JPMorgan Global FX Volatility Index è salito all’11,48%, riportando il rialzo più forte dallo scorso 7 giugno. La media negli ultimi 12 mesi è dell’8,66%.

L’altro indice più attentamente monitorato dagli analisti per la volatilità, il CBOE Volatiliy Index (VIX), conosciuto anche come indice della paura, sale oltre quota 20 (+23,14%).

A pesare sono due fattori su tutti: il fatto che la Federal Reserve abbia segnalato l’intenzione di ridurre la portata del programma di espansione monetaria già a partire da quest’anno e i numeri sull’attivita’ manifatturiera cinese, inferiori alle stime. Il PMI e’ sceso ai minimi degli ultimi nove mesi.

Sul fronte Fed Ben Bernanke ha sottolineato che la Banca centrale americana potrebbe “pensare di moderare l’acquisto di asset nel corso di quest’anno” e “arrivare a una conclusione entro la metà del 2014”. Una doccia fredda per gli investitori, che avevano visto nell’inflazione Usa decisamente bassa – al minimo degli ultimi 53 anni – e nel mercato del lavoro ancora non solido motivi sufficienti per convincere Bernanke a non fare riferimento all’intenzione imminente della Fed di ritirare liquidità dal sistema.

“I commenti del timoniere della Fed sono negativi nel breve termine, considerata la dipendenza dei mercati dalle iniezioni di liquidità – ha detto Pierre Mouton, gestore di portafoglio presso Notz, Stucki & Cie, a Ginevra, intervistato da Bloomberg – Questo spiega il tonfo dell’oro e la debolezza dei mercati emergenti. Sul fronte dei fondamentali, i mercati dovrebbero essere però rassicurati dal fatto che l’economia americana sta davvero migliorando”.

Proprio dal fronte economico arrivano notizie poco confortanti per il mercato del lavoro, visto il rialzo delle nuove richieste dei sussidi di disoccupazione settimanali. Nella carrellata di dati macro, oltre ai sussidi, sono state rese note le vendite di case esistenti, che sono balzate a maggio +4,2%, attestandosi al livello più alto dal 2009; molto bene anche il Philly Fed, al record dall’aprile del 2011, mentre il Superindice, pur salendo a un ritmo più basso delle attese, conferma il potenziale di crescita dell’economia nella seconda metà del 2013.

I mercati devono fare i conti anche con la paura di un crack dei mercati emergenti. Osservati speciali Brasile e Cina. Si rischiano smobilizzi per $3.900 miliardi. I fondi non stanno con le mani in tasca.

Secondo i dati di EPFR Global, oltre $19 miliardi di capitali hanno lasciato i mercati emergenti nelle tre settimane conclusesi il 12 giugno. E’ il livello piu’ elevato dal 2011. “Prevediamo un altro round di correzione andando in avanti e in diverse classi di asset, si parli di mercati emergenti o di reddito fisso sui mercati emergenti”, ha commentato in una intervista a Bloomberg il team guidato da Benoit Anne, responsabile strategia presso Société Générale a Londra – Siamo sulla difensiva”.

Tra i titoli quotati a Wall Street Barrick, produttore di oro numero uno al mondo, cede -4%, così come anche Newmont, accusando lo scivolone delle quotazioni dell’oro.

Ebix -36% dopo la decisione di Goldman Sachs di porre fine all’accordo per il suo acquisto a un valore di $20 per azione, dopo l’avvio di una indagine sulla società di software.

Bancari in calo. Finisar +9,2% dopo che la società hi-tech ha riferito di prevedere per il primo trimestre fiscale che termina a luglio un attivo per azione compreso tra 22 e 26 centesimi, al di sopra delle attese di 20 centesimi stimate dal consensus di Bloomberg.

Microsoft sotto i riflettori dopo che i media hanno riportato che il colosso aveva puntato sull’acquisto di Nokia, prima che le trattative si traducessero in un nulla di fatto.

In ambito valutario, l’euro -0,97% a $1,3165; dollaro/yen +1,68% a JPY 98,08; euro/franco svizzero -0,45% a CHF 1,2283.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio -2,53% a $95,75 al barile, le quotazioni dell’oro (contratti con scadenza agosto) -5,71% a $1.295,20 l’oncia. Quanti ai Treasuries, i rendimenti decennali +1,33% al 2,38%, ma sono saliti fino al 2,44%. In un solo mese hanno guadagnato ben 41 punti base.