Wall Street chiude in rosso nel giorno del Pil e della Fed

29 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street chiude in calo ma lontani dai minimi intraday. Il nervosismo tra gli investitori è venuto meno dopo la diffusione del comunicato diffuso dalla Federal Reserve al termine della sua due-giorni di riunione. L’impressione è che la banca centrale americana sarà lenta nell’alzare i tassi di interesse.

Arrivato a perdere nel durante fino a 133 punti, il Dow Jones cede lo 0,41%, a 18.036 punti. L’S&P 500 perde lo 0,37%, a quota 2.107 punti. Il Nasdaq retrocede dello 0,62% a quota 5.024. Il petrolio ha finito in aumento del 2,7%, 1,52 dollari, a 58,58 dollari al barile, massimi dell’11 dicembre, grazie a scorte settimanali Usa salite meno delle stime.

L’istituto guidato da Janet Yellen ha promesso un “approccio bilanciato” quando inizierà la normalizzazione della sua politica monetaria. La spiegazione secondo cui il rallentamento dell’economia Usa nel primo trimestre è stato legato a “fattori transitori” – cosa che ha permesso al dollaro di riprendersi, pur restando in calo, dall’effetto dato dal deludente Pil del primo trimestre – porta il mercato a spostare l’attenzione al rapporto sull’occupazione relativo al mese di aprile e in arrivo la settimana prossima.

Delude il Pil del primo trimestre avanzato dello 0,2%, facendo peggio delle attese, che erano per una crescita dell’1%. E’ stato confermato il dato dell’ultimo trimestre 2014, quando la crescita è stata del 2,2%.

Sul fronte Fed, con l’inflazione decisamente contenuta e un mercato del lavoro che si è mostrato più debole delle attese nel mese di marzo, gli analisti non attendono cambiamenti. Secondo alcuni il primo rialzo dei tassi avverrà a novembre.

LEGGI: Goldman Sachs: “Wall Street non è pronta ad affrontare rialzo tassi Fed”

Wall Street e Warren Buffett: il consiglio che vale per tutta la vita

Fed: rialzo dei tassi non prima di novembre

Intervistato da Bloomberg, Raimund Saxinger, gestore dei fondi presso Trust Investment GmbH, a Francoforte, commenta: “Il mercato ormai non crede quasi più a un rialzo dei tassi a giugno. Il consensus sembra ora orientato a scommettere su un aumento a settembre o perfino dicembre”. Un sondaggio di Bloomberg News rivela che il 73% circa degli economisti intervistati ritiene che la Fed adotterà una manovra di politica monetaria restrittiva a settembre. La percentuale è in deciso rialzo rispetto al 37% del sondaggio di marzo, quando la maggioranza aveva puntato su un intervento Fed a giugno o a luglio. Lo smorzarsi delle aspettative porta il Bloomberg Dollar Spot Index a testare il valore di chiusura minimo dallo scorso 25 febbraio, dopo aver testato il record dal 2004 lo scorso 13 marzo. L’indice è orientato a segnare il primo mese in perdita dallo scorso giugno.

I Treasury riducono le perdite dopo la pubblicazione del Pil americano del primo trimestre. Il decennale vede rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – in rialzo al 2,014% dall’1,975% di ieri. Il titolo a tre mesi viaggia allo 0,0127%

Tra i titoli occhio al tonfo di Twitter, dopo taglio stime. Le quotazioni sono crollate ancora prima della diffusione della trimestrale.

Sul valutario il dollaro è in flessione dopo i dati macro e in attesa della Fed. L’euro guadagna lo 0,42% a 1,1027, superando 1,10 dollari per la prima volta in tre settimane. La moneta unica guadagna lo 0,17% a 0,7171 sterline e lo 0,65% a 131,46 yen. L’euro è invece invariato sul franco svizzero (a 1,0493). Il cambio dollaro yen si attesta a 119,19 (+0,24%).

Tra le materie prime, i futures sul Brent fanno +0,05% a $64,67. I contratti sull’oro cedono lo 0,29% a 1.208,71 dollari l’oncia. L’argento lascia sul campo lo 0,20% a 16,60 dollari.

(Na-Mt)