Wall Street chiude in rosso, torna paura Brexit

10 Giugno 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura all’insegna delle vendite per Wall Street. Per il secondo giorno di fila l’azionario e’ condizionato dall’andamento dei rendimenti di Germania e Regno Unito, scesi su nuovi minimi record. Non solo. A condizionare la seduta un nuovo sondaggio secondo cui prevale la Brexit tra gli elettori britannici.

Nel finale, il Dow Jones perde lo 0,67% a 17.865 punti, lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,92% a 2.096 punti mentre il Nasdaq scende dell’1,29% a 4.894 punti.

I titoli delle banche sono colpiti: essendo considerate sensibili alle fluttuazioni economiche, dimostrano la crescente preoccupazione tra gli investitori. La corsa verso porti considerati sicuri sta spingendo i rendimenti dei titoli di stato su ambe le sponde dell’Atlantico su minimi record.

Prima del referendum del 23 giugno prossimo con cui gli elettori del Regno Unito decideranno se la loro nazione restera’ o meno nell’Ue, i mercati dovranno fare i conti con la riunione della Federal Reserve del 14 e 15 giugno prossimi. Nessuno si aspetta che i tassi vengano alzati; il focus sara’ sulle stime economiche che verranno diffuse e sulle parole del governatore Janet Yellen.

Tornando alla obbligazioni, nel caso del Bund tedesco si e’ a un passo dal finire sotto lo zero, cosa che spiega la corsa degli investitori verso i Treasury i cui rendimenti sono a loro volta vicini ai minimi del 2016 ma comunque piu’ attraenti. Stephen Guilfoyle, managing director dal floor del New York Stock Exchange, ha scritto nella sua nota ai clienti che gli operatori di borsa “sono un po’ preoccupati nuovamente dal fatto che l’azionario viaggi vicino ai massimi storici. L’S&P 500 ha fallito varie volte” nel tentativo di raggiungere tali livelli.

Il focus e’ inoltre sull’indice del dollaro (simbolo DXY), destinato a subire forti variazioni quando Janet Yellen, governatore della Federal Reserve, prendera’ la parola alla fine della riunione della banca centrale Usa della settimana prossima: le attese sono per tassi invariati allo 0,25-0,5% ma si andra’ a caccia di indicazioni su strette future, specialmente se i dati continuano a migliorare.

Il petrolio ha chiuso in ribasso riuscendo comunque a finire la settimana di trading con in rialzo. Il contratto a luglio al Nymex e’ scivolato del 2,9%, 1,49 dollari, a 49,07 dollari al barile. Rispetto a venerdi’ scorso, quando era stata archiviata un’ottava in ribasso dell’1,4%, c’e’ stato un aumento dello 0,92%. A mettere sotto pressione il greggio e’ stato oggi il conteggio delle trivelle attive in Usa: la societa’ di servizi petroliferi Baker Hughes ha calcolato che c’e’ stato un incremento per la seconda settimana di fila: il timore e’ che la produzione torni a crescere visto che il barile si e’ stabilizzato. Cio’ andrebbe ad aumentare scorte mondiali gia’ in eccesso.

Intanto, i Treasury continuano ad essere acquistati, cosa che spinge i loro rendimenti al ribasso. L’andamento e’ parallelo a quello dei Bund tedeschi e dei titoli di stato britannici, i cui rendimenti hanno toccato nuovi minimi record. Nel caso del decennale Usa, per gli analisti e’ solo questione di tempo per raggiungere i minimi del 2016 toccati l’11 febbraio scorso e pari all’1,642% ma il minimo intraday dell’anno e’ pari all’1,53%. E cio’ potrebbe verificarsi con maggiore facilita’ se il rendimento del decennale tedesco, attualmente allo 0,03%, finira’ sotto lo zero.

Ecco perche’ c’e’ stata una domanda record dall’estero all’asta di decennali Usa di mercoledi’. Il titolo americano benchmark vede i rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – scendere all’1,6558% dall’1,678% di ieri. I rendimenti del titolo a tre mesi sono in rialzo allo 0,2587%