Leadership: quanto conta la fiducia?

30 Ottobre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Articolo di Vito Ferito, Direttore Commerciale di Gamma Capital Markets

La prima cosa che mi sono chiesto quando ho scelto di scrivere questo articolo è stata: cos’è la leadership? Ne sentiamo parlare e ne leggiamo continuamente, in parte forse perché è diventato un trend- topic, ma sicuramente perché organizzazioni e aziende di successo hanno compreso, da almeno un decennio, quanto faccia davvero la differenza saper guidare le proprie persone verso la realizzazione degli obiettivi, personali e aziendali, giorno dopo giorno.

E da qui, la mia prima risposta: la leadership non è semplicemente una dote innata, o una posizione lavorativa identificabile con la poltrona più grande o la retribuzione più corposa. Essa è piuttosto un’abilità che va affinata e allenata, che richiede impegno, qualche sforzo e investimento di tempo per poter essere effettiva e, quindi, efficace.

La leadership è dunque azione, pratica costante. Ma di cosa?

Spesso si traduce “leader” con “capo”, colui che comanda, che esercita potere su un team di persone. Forse questa definizione poteva funzionare e rispecchiare la realtà di qualche decennio fa, dove le gerarchie erano più statiche e accettate, dove le aspirazioni a crescere e a realizzarsi anche personalmente in ambito professionale erano minori e di minor intensità, dove lo stipendio era l’unico obiettivo.

In un mondo come il nostro, dove tutto cambia alla velocità della luce, dove anche la percezione del lavoro è cambiata e anche chi fa recruiting non cerca più solo le hard skills, il pool di competenze tecniche, ma anche, e talvolta in primis, le soft skills nei candidati, anche la leadership ha subito un adattamento.

Chi è il vero leader?

Al punto che essere un vero leader, e qui la mia seconda risposta, significa piuttosto essere “al servizio” dei propri consulenti e collaboratori, significa aiutarli ad aiutarsi, a realizzare obiettivi, a lanciare il cuore oltre gli ostacoli, infondere sicurezza e comprensione, offrire la possibilità di crescere come persone e non solo come professionisti.

Un esempio, per me mirabile, di questo approccio nel settore finanziario è Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande Hedge Fund al mondo, e il cui successo, per sua stessa ammissione, deriva anche dalla disciplina e costanza nell’esercitare la leadership con il suo team di lavoro. Dalio, nel suo libro Principles, oltre a fornire preziosi consigli per chiunque voglia carpire alcune leggi fondamentali del successo nel mondo del business, mette in luce come dare fiducia e responsabilità ai propri collaboratori ne aumenti coesione, motivazione e produttività e come investire sulla crescita personale e addirittura spirituale delle sue persone (Dalio offre la possibilità di meditare a tutti i suoi collaboratori) abbia un ritorno anche in termini economici e di prestazioni aziendali.

Pertanto, il leader, è sì colui che guida, ma in una modalità empatica, piuttosto che “verticale”; non è tanto colui che dice cosa fare ma che mostra come farlo, con la presenza e l’esempio; non è colui che schiaccia le idee altrui ma piuttosto le sa ascoltare attivamente, apprezzare e promuovere.

 

Insomma, se dovessi dare una definizione del vero leader, oggi, direi che è colui che sa costruire relazioni con il suo team e con ciascun collaboratore.

Emozioni personali ed esigenze aziendali

Le relazioni, basate sul rispetto e la fiducia, sono l’asset più importante per un manager.

Coltivare queste relazioni, sin “dalle radici”, deve quindi essere il primo e più importante obiettivo per chi gestisce consulenti e collaboratori, sia in un’ottica di talent acquisition e talent retention, sia per la crescita sana e prospera dell’impresa.

Sono queste considerazioni che mi hanno spinto a vedere una stretta correlazione tra leadership e fiducia, nella misura in cui le relazioni di cui ogni leader deve prendersi cura si fondano sull’opportunità di rappresentare un punto di riferimento affidabile, e, al contempo, la possibilità per i collaboratori di fidarsi dei propri responsabili.

C’è una metafora che mi ha colpito e affascinato ancora molti anni fa, quella che Stephen Covey, consulente aziendale e autore di fama internazionale, utilizza per parlare delle relazioni e del loro fondamento: il conto corrente emozionale. Funziona proprio come un conto corrente bancario, ovvero più alti sono i depositi, più il conto si rimpolpa; viceversa, più prelievi si fanno e più il conto si svuota. Questo conto sono le nostre relazioni, non solo quelle professionali, ma innanzitutto quelle personali, la cui moneta è la fiducia.

Come in questa metafora finanziaria, così nella realtà, un manager che vuole allenare la sua leadership deve essere orientato a effettuare cospicui versamenti nel conto emozionale dei suoi consulenti e collaboratori, nonché allenarli a fare altrettanto.

In pratica ciò si traduce in una serie di azioni da implementare e di cui avere cura, in particolare: impiegare anche una parte conspicua del proprio tempo “prezioso” per adoperarsi in un ascolto attivo e nella comprensione di quello che ci viene detto; attenzione ai piccoli dettagli del lavoro altrui; mantenere gli impegni presi e le promesse fatte; chiarire le aspettative e promuovere una comunicazione trasparente; essere coerenti tra i valori che si sbandierano e le azioni che si compiono; riconoscere gli errori e scusarsi sinceramente.

Per quanto possano sembrare semplici o addirittura banali vi assicuro che queste azioni rappresentano una sfida complessa per chiunque, seppur una sfida necessaria al fine di raggiungere reale benessere e prosperità. Queste abitudini da acquisire e allenare, alla base di una leadership fondata sulla fiducia, rappresentano un aiuto e un acceleratore al fine di creare maggior senso di coinvolgimento, maggiore responsabilità, motivazione a raggiungere i risultati attesi, senso di appartenenza all’azienda e lealtà verso il team da parte di consulenti e collaboratori.

Sono sempre più convinto che la chiave per il successo duraturo di un’azienda sia il successo di ogni singolo collaboratore, successo che dev’essere nutrito e fatto crescere con rispetto, condivisione e onestà a partire dalle fondamenta: la fiducia.

 

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