Il consulente finanziario del futuro e il “risk management”

19 Agosto 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Cristofaro Capuano, consulente finanziario di Napoli

La ricchezza degli italiani a partire dal dopoguerra

Negli ultimi dieci anni stiamo assistendo ad una radicale trasformazione del settore finanziario, la crisi del 2008 ha spazzato via una serie di paradigmi e convinzioni a cui il risparmiatore italiano si era aggrappato per oltre mezzo secolo e attraverso i quali era riuscito ad accumulare uno stock di ricchezza che ancora oggi tiene in piedi il nostro paese.

Alti rendimenti delle obbligazioni, titoli di stato privi di rischi, sicurezza del sistema bancario, continua crescita dei valori immobiliari, supporto dello Stato nelle spese sanitarie, elevate prestazioni pensionistiche garantite anche in giovane età (negli anni ottanta ad un insegnante bastavano 19 anni di contributi per andare in pensione, abbiamo avuto pensionati a 38/40 anni di età!).

Queste erano condizioni economico-sociali  particolarmente vantaggiose, in cui hanno vissuto gli italiani dal dopoguerra fino a pochi anni fa, che hanno sortito due effetti importantissimi nella vita del risparmiatore italiano:

 

  • il primo di natura patrimoniale, grazie alla massiccia presenza dello Stato  in tutti gli aspetti della vita (scuola, sanità, pensione, lavoro etc..) dagli anni ’50 in poi gli italiani sono stati in grado di accumulare uno stock di ricchezza elevatissimo per la maggior parte destinato agli immobili;
  • il secondo effetto è molto più importante e delicato, questa protezione “continua” dello stato su ogni aspetto della vita sociale ha generato la convinzione che “il rischio non esista” o meglio che non sia un fattore da considerare nella nostra vita finanziaria e patrimoniale, si può vivere scegliendo di non rischiare nulla.

 

Il fatto stesso che lo Stato garantiva la “patrimonializzazione” delle banche, il pagamento dei titoli di stato, la pensione ai nostri padri, le cure mediche alla nostra famiglia, la scuola, il lavoro etc.. ha reso inutile per decenni il dover fare i conti con il controllo e la gestione di eventuali rischi che potevano ricadere sulla propria persona o sulla propria famiglia.

Tutte queste garanzie offerte dallo Stato, però, avevano un nome ben preciso: debito pubblico. Lo stato per mantenere le sue promesse e proteggere i propri cittadini si indebitava anno su anno, trasferendo il problema alle generazioni future!

 

Un debito pubblico insostenibile

Ecco, noi oggi siamo quelle generazioni future! Oggi il debito è divenuto insostenibile e le garanzie fino ad ora offerte a cuor leggero dal nostro Stato stanno cedendo ad una ad una. Si riduce l’assistenza sanitaria, si rivedono le prestazioni pensionistiche, si ridimensionano tutti i servizi sociali, si azzera il rendimento dei titoli di stato e si elimina anche la garanzia di un sicuro rimborso dello stato, le banche non hanno più il sostegno pubblico ed in caso di fallimento a pagare saranno direttamente i risparmiatori clienti di quella banca (BAIL IN).

La gestione del rischio

In questo nuovo scenario l’attenzione dei risparmiatori non può essere orientata esclusivamente all’accumulo del capitale ma anche e soprattutto alla sua protezione. Il vero problema è che ancora oggi pochi italiani sono consapevoli di questa trasformazione in atto e continuano a comportarsi come se nulla fosse cambiato. Si comprende, allora, perché ancora oggi noi consulenti finanziari ci sentiamo dire: “si, voglio investire i miei risparmi, avere un discreto guadagno ma non voglio rischiare nulla!”

Ecco che in questo contesto anche il ruolo del consulente finanziario va rivisto non più come un professionista, un tecnico (hard skill) che elabora asset allocation, portafogli finanziari alla ricerca del miglior rendimento possibile ma come un professionista dotato di competenze trasversali (soft skill) grazie alle quali riesce a gestire la pianificazione finanziaria all’interno del più ampio scenario della gestione dei rischi personali,  familiari, professionali, patrimoniali e sociali.

Considerando, inoltre, che il cliente nella maggior parte dei casi non è ancora consapevole di correre tali rischi, sarà compito del  consulente  operare anche in qualità di educatore finanziario e accompagnare con mano i propri clienti verso una piena consapevolezza nella gestione virtuosa del proprio patrimonio.

Continuare a parlare di rendimenti (quanto mi rende?) è un approccio oramai anacronistico, la vera domanda è: come mi proteggo dai rischi?

 

Questo articolo fa parte di una nuova rubrica di Wall Street Italia dedicata ai consulenti finanziari che vogliono raccontare le loro esperienze e iniziative professionali. Se siete interessati a pubblicare una vostra storia scriveteci a: social.brown@triboo.it


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