Vix, l’indice della paura ha toccato i massimi da febbraio

25 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

L’indice di volatilità Vix, noto anche come “indice della paura” ha raggiunto il livelli più alti toccati nel 2018, dopo il picco dello scorso febbraio. Il Cboe Volatility Index è cresciuto del 109% nel mese di ottobre e si è attestato intorno a 25 punti: un livello superiore alla media di lungo periodo, intorno a quota 20. E’ la conseguenza di un sentiment del mercato che si fa più cauto in seguito ai ribassi di Wall Street: l’indice infatti tende ad essere basso quando le prospettive del mercato sono prevalentemente rialziste, mentre cresce nel momento in cui i trader sottoscrivono opzioni protettive sull’andamento dello S&P 500 dei successivi 30 giorni. (Nel grafico in basso, l’andamento del Vix nel 2018).
Una battuta d’arresto momentanea in vista degli sviluppi della contesa commerciale fra Cina e Usa o un segnale di tensione per il rialzo del costo del denaro? E’ uno dei dubbi che alimentano le riflessioni degli analisti in queste ore. “Attualmente il Vix è intorno ai 25, il che è elevato rispetto a quello di inizio mese e ben al di sopra della media di quest’anno, ma non è abbastanza alto per farmi sentire sicuro di aver toccato il fondo nello S&P 500“, ha detto a Marketwatch Chris Zaccarelli, chief investment officer presso Independent Advisor Alliance, “il selloff del mercato ha preso vita propria e la vendita sta generando ulteriori vendite, ma finora non abbiamo visto un momento di capitolazione, quindi sto adottando un approccio più cauto”. La capitolazione avviene quando anche gli investitori ottimisti sull’andamento dei listini cambiano orientamento di fronte ai ribassi e decidono di vendere. Oggi il Vix è in calo del 5,43% a 23,86.

 

Eppure sul fronte degli utili societari Wall Street ha continuato a ricevere prevalentemente risultati superiori alle attese: l’81% delle compagnie incluse nel listino S&P 500 hanno riportato utili per azione maggiori delle previsioni, contro una media storica dal ’94 a oggi del 64%. Il timore, in questo caso, è che la festa possa volgere al termine: “Penso che la crescita dei profitti abbia raggiunto la vetta e che rallenterà decisamente andando di qui in avanti, contribuendo alla prossima recessione, probabilmente all’inizio del prossimo decennio”, ha dichiarato Mark Zandi, chief economist di Moody’s Analytics, “storicamente, il picco dei profitti precede di circa due anni le recessioni”.