Vivendi e Bollorè contro Telecom e Mediaset

15 Settembre 2017, di Francesco Melillo

Vincent Bollorè è un imprenditore e produttore televisivo francese. Bollorè è presidente del Consiglio di Amministrazione della holding Havas, sesto gruppo mondiale nel settore delle telecomunicazioni e Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Vivendi. Nel 2017 Forbes assegna a Bollorè il 248º posto nella lista degli uomini più ricchi del mondo.

In passato Bollorè ha messo in luce le sue capacità finanziarie mediante numerose attività economiche nella cosiddetta Françafrique, grazie anche all’amicizia con Nicolas Sarkozy.

Questo piano di conquista nel 2015 subisce un upgrade, dagli Stati emergenti si passa agli Stati industrializzati, un terreno nuovo per Bollorè.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di estendere la forza di Vivendi sul mercato radio televisivo italiano, reduce dalla debolezza legata all’era Berlusconi al tramonto. Il progetto è ambizioso e mira a creare un polo di grosse dimensioni nel settore che possa competere con Murdoch da un lato e NetFlix dall’altro, ma servono numeri.

Le partecipazioni di Vivendi in Telecom marchiate Bollorè, raggiungono quota 24% circa nei primi mesi del 2016 e si fermano li, il prezzo medio di acquisto dovrebbe aggirarsi tra 1,10 ed 1,20 euro. Oggi Telecom vale poco meno di 0,80 euro, con trend stabile. La prima domanda che mi sorge è perchè si è fermato avendo ancora margini per salire? Solo Telecom potrebbe essere poco appetibile?

Le partecipazioni di Vivendi in Mediaset firmate Bollorè alla primavera del 2017  raggiungono quota 30% circa, il prezzo medio di acquisto dovrebbe aggirarsi sui 3,50 euro, ma qui l’approccio è stato diverso ed il titolo ha subito una rapida impennata che è partita da 2,75 euro ed ha toccato picchi pari a 4,50 euro. Oggi Mediaset vale poco meno di 3 euro, con trend lievemente discendente.

Stando a questi dati si tratta di una debacle al momento, ma sono in corso trattative e scontri giudiziari.

Su Telecom nonostante le quote apparentemente inferiori, il controllo è molto radicato, si pensi alle ultime nomine di esponenti vicini a Vivendi. Perchè?

Le possibili ipotesi sono:

  • alleanze con altri soci francese (e.g. Xavier Niel, per quanto gli obiettivi iniziali sembrano essere contrastanti);
  • accordi politici sullo stile della Françafrique, viste le partecipazioni anche in altre aziende italiane da parte della cordata Bollorè;
  • azionariato italiano eccessivamente frastagliato e poco coordinato;
  • elevato debito d Telecom che rende la quota italiana debole, mettendo Bollorè in una posizione di vantaggio nella trattativa avendo Vivendi un mercato forte e possibili allettanti sinergie.

Adesso il quadro è mutato rispetto ad un anno fa, per l’intervento della CONSOB, dell’ AGCOM e della magistratura italiana. Questo intervento non solo blocca Vivendi che visti gli ingenti acquisti nonostante le elevate marginalità potrebbe risentirne, ma blocca anche la crescita di Mediaset e Telecom che a differenza di Vivendi non hanno grandi marginalità ma avrebbero bisogno di investimenti per crescere.

Bollorè non vende perchè ai prezzi attuali vedrebbe ingenti minusvalenze.

Intanto su Mediaset c’è da un lato l’impegno disatteso su Premium che segue le vie legali e può essere usata come arma da Mediaset, l’obbligo a cedere le eccedenze oltre il 10% di partecipazioni perchè sommando queste quote a quelle in Telecom ci sarebbe una posizione dominante. Occorrerà monitorare che le cessioni non finiscano in mani di aziende vicine a Bollorè.

Su Telecom Italia la situazione è meno grave ma è legata al controllo sulla società.

Difficile fare previsioni, sicuramente sarà un interessante confronto politico-finanziario, anche banco di prova dell’integrazione a livello europeo delle grandi società.

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