Visco (Bankitalia): non basta recovery plan, servono riforme per rilancio e ridurre debito pubblico

6 Febbraio 2021, di Massimiliano Volpe

Intervenuto al 27° congresso annuale Assiom Forex, che si è tenuto in digitale a causa della pandemia, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha affrontato nel suo discorso anche i nodi della ripresa economica e la necessità di ridurre l’importante debito pubblico italiano dopo lo shock provocato dalla pandemia, che secondo le ultime stime del Fmi è destinato a salire al 160% del Pil entro la fine dell’anno.
Un monito del quale il presidente del governo incaricato Mario Draghi ne è perfettamente consapevole e che ha già affrontato più volte durante il periodo trascorso alla guida della Bce.

Secondo il governatore di Bankitalia “La pandemia, con i suoi enormi costi economici e di vite umane, non è superata; i margini di incertezza sulla sua evoluzione rimangono elevati. L’impegno richiesto per affrontare l’emergenza sanitaria e sostenere le imprese, i lavoratori e le famiglie più colpiti è ancora grande. La nostra economia ha dimostrato capacità di ripresa. Il Paese deve ora trovare la coesione necessaria per riprendere la via dello sviluppo, sfruttando l’opportunità offerta dalla risposta venuta dall’Unione europea e affrontando i problemi strutturali che lo frenano nell’ambito di una strategia comune, che ha al centro le sfide della sostenibilità ambientale e della transizione digitale”.

Visco: l’importanza delle riforme della pubblica amministrazione

Nel corso del suo intervento Visco ha sottolineato anche l’importanza delle riforme. “Gli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, insieme a un più generale riorientamento delle politiche nazionali, devono essere volti ad accrescere il potenziale di crescita, definendo i progetti e le modalità di gestione in maniera da consentirne la pronta realizzazione, nei tempi stringenti previsti dal programma europeo e in conformità con le dettagliate indicazioni operative della Commissione europea. La sfida per le amministrazioni pubbliche non è di poco conto.
L’attuazione del Piano, per quanto essenziale per la modernizzazione della struttura produttiva, rischia di non essere sufficiente a garantire un innalzamento duraturo del ritmo di crescita se non sarà accompagnata da riforme che sciolgano i nodi che frenano lo sviluppo e l’investimento privato. Non si tratta di prestare un ossequio formale alle puntuali raccomandazioni della Commissione europea, ma di affrontare in maniera concreta problemi di cui da anni si dibatte” ha chiarito Visco.

Debito: può scendere se c’è ripresa e visione di lungo periodo

Il governatore si è poi soffermato sul fardello dell’imponente debito pubblico italiano “La combinazione della spinta al potenziale di crescita del PIL resa possibile da un utilizzo attento e incisivo dei fondi del programma Next Generation EU e la prolungata azione espansiva della politica monetaria offrono all’Italia la possibilità di affrontare con vigore anche il problema dell’alto rapporto tra debito pubblico e Pil.
Grazie a una vita media residua relativamente elevata, il costo del debito resterà basso per un prolungato periodo di tempo anche dopo che i tassi di mercato e quelli ufficiali avranno ricominciato ad aumentare. In queste condizioni, se si riuscirà a tornare, come è nelle nostre possibilità, su uno stabile sentiero di crescita, l’incidenza del debito sul Pil potrebbe scendere rapidamente dal picco raggiunto a causa della crisi.
Una ritrovata fiducia nella qualità delle politiche e nelle prospettive dell’economia potrebbe consentire l’ulteriore riduzione del differenziale di rendimento tra i BTP italiani e i Bund tedeschi, che è ancora vicino al doppio di quelli di Spagna e Portogallo. Con il miglioramento della congiuntura un’adeguata strategia di riequilibrio graduale dei conti pubblici potrebbe rafforzare tali effetti di fiducia e accelerare ulteriormente la riduzione del rapporto tra debito e prodotto”.

Visco ha poi spostato l’attenzione sul lungo periodo “Le difficoltà del presente non devono impedirci di guardare al futuro. Vi sono certo rischi nel breve periodo. Ma è possibile, coltivando una visione di più lungo termine, fare meglio di quello che suggeriscono le proiezioni tendenziali. Servono risposte consapevoli, convinte, efficaci ai gravi problemi dell’oggi, grandemente acuiti dalla pandemia ma riflesso di preesistenti ritardi strutturali”.