Via al Tfr in busta paga. Adesioni, un vero flop

2 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – A partire da questo mese si potrà ricevere il Tfr in busta paga. Ma per ora l’opzione rimane sulla carta, nel senso che – anche se dovrebbe essere imminente – manca il decreto che dovrebbe rendere operativa questa scelta, dando istruzioni ad ok. Per chi è dipendente nel settore privato, si sa comunque che – se si lavora presso la stessa azienda da sei mesi circa – la quota del Tfr potrà andare ad aggiungersi allo stipendio su base mensile, e dunque non attraverso un unico versamento: quest’ultima possibilità è stata varata in via sperimentale, e avrà una validità fino alla metà del 2018, stando a quanto afferma la Legge di Stabilità.

Emergono intanto, riportati dall’Ansa, i dati di Confesercenti, che si rifanno a un sondaggio con Swg. L’inserimento del Tfr in busta paga sarebbe un flop, dal momento che secondo il sondaggio la richiesta sarebbe stata presentata da appena sei dipendenti su 100, e un altro 11% avrebbe intenzione di muoversi in questa direzione entro l’anno. L’83%, invece, non farà nulla, e lascerà le cose così come stanno.

Secondo Confesercenti un quarto di quelli che hanno deciso di avere il Tfr su base mensile, “utilizzeranno la liquidità aggiuntiva soprattutto per saldare debiti pregressi”, mentre “solo il 19% lo impiegherà per acquisti di vario genere”. Ancora: “un rilevante 30% dichiara di non avere approfittato dell’opzione per via dell’eccesso di fisco: il Tfr, se percepito in busta paga, viene infatti tassato con aliquota ordinaria, e non ridotta come quando viene preso alla fine del rapporto di lavoro”.

E ancora, il Tfr in busta paga “incide negativamente” sulla fissazione “dell’Isee (questione dirimente soprattutto per le fasce di reddito più deboli)”.

Qualche giorno fa un altro studio della Uil aveva calcolato come l’anticipo del Tfr in busta paga avrebbe comportato una perdita, tra tasse in più e sgravi in meno, fino a 330 euro per un reddito medio di 23.000.