Venezuela liquida oro. Sull’orlo del default, peggio che in Argentina?

8 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Tra le poche alternative rimaste al Venezuela per ritardare un default che, come riferisce il Financial Times, è quasi inevitabile, è rimasta, ed è stata scelta, la liquidazione dell’oro detenuto dalla banca centrale.

Per comprendere la dimensione della crisi del Paese sudamericano è sufficiente elencare alcuni numeri: quest’anno gli oneri passivi del debito pubblico di Caracas ammonteranno a 9,5 miliardi di dollari; una parte considerevole di questo debito è denominato in valuta estera, per un totale di 185 miliardi di dollari, un’indebitamento superiore ai 100 miliardi di obbligazioni argentine che hanno fatto default nel 2001.

Ma secondo alcuni economisti un eventuale default del Venezuela potrebbe essere peggiore di quello argentino anche per la dipendenza eccessiva che il paese ha verso il petrolio. Dopo il default dell’Argentina, nel 2001, il paese fu alle prese con una forte svalutazione della propria moneta, non ebbe più accesso ai mercati finanziari e dovette attraversare un periodo di grande confusione politica. Ma, entro l’inizio del 2003, l’economia del paese tornò protagonosta, con un tasso di crescita del 9% che andò avanti per cinque anni.

Il destino che attende il Venezuela potrebbe essere ben più fosco. E questo perchè, a fronte di un crollo delle riserve in valuta estera che sono crollate al valofre di $15 miliardi, la dipendenza dal petrolio del bilancio dello stato (per il 40-45%), e il continuo tonfo dei prezzi del petrolio stanno rendendo impossibile per Caracas riuscire a trovare una via di salvezza.

Questa tenaglia costituita da elevato debito estero e insufficienti afflussi di valuta ha spinto il Venezuela a stipulare gold swaps con Deutsche Bank per migliorare la liquidità delle proprie riserve: circa il 64% dei 15,4 miliardi di dollari di riserve venezuelane è detenuto in oro fisico. Essendo quest’ultimo non rapidamente liquidabile la mossa del presidente Nicolas Maduro è stata quella di convertirne una parte in cash (con l’impegno futuro di un riacquisto) per far fronte alle immediate esigenze di valuta pregiata.

Già al termine del novembre scorso, prima dell’accordo con Deutsche Bank, le riserve auree del Venezuela erano diminuite di 3,5 miliardi di dollari, a 10,9 miliardi: nel 2015 un altro gold swap era stato accordato con Citigroup, per ragioni analoghe a quelle sopra descritte.

Al momento i Credit default swap indicano una probabilità di insolvenza del Venezuela pari al 78% nel 2016: tale è la fiducia del mercato sulla capacità del governo di onorare i pagamenti di quei 9,5 miliardi di dollari.

Con un’inflazione a tripla cifra e un governo, eletto a dicembre, in aperta opposizione al presidente Maduro, né il contesto economico né quello politico fanno pensare a una situazione prossima a ritornare stabile nei prossimi mesi.

 

Fonti: Cnbc; Reuters