Vecchie lire in soffitta: possibile che siano solo “carta straccia”?

25 Ottobre 2016, di Mariangela Tessa

ROMA (WSI)- Trentasette milioni di vecchie lire. A tanto ammonta il tesoretto che Angela Vargas, 60 anni, ha trovato inaspettatamente ripulendo la soffitta. Una fortuna messa da parte da sua mamma, morta a 90 anni nel 2006, e di cui lei ignorava l’esistenza.

Alla sorpresa iniziale e’ tuttavia seguita la delusione. La legge italiana aveva fissato dieci anni per cambiare il vecchio con il nuovo. In pratica, l’ultima data possibile era febbraio 2012. Ma la signora Angela non si e’ arresa e si è rivolta a uno studio legale specializzato in casi del genere.

Si legge in un articolo del Corriere, che riporta la vicenda:

“La Cassazione, sul tema del recupero dei crediti, stabilisce che il termine decennale deve partire dal momento in cui il titolare può far valere il proprio diritto. In questa vicenda dovrebbe scattare da giugno” chiarisce l’avvocato Luca Marino che insieme alla collega Annalisa De Angelis sta provando a recuperare il denaro perduto. A luglio hanno presentato una diffida alla Banca d’Italia e, dopo l’inevitabile silenzio, a settembre hanno chiesto al giudice di pace un decreto ingiuntivo per poter trasformare il rotolo di lire in un gruzzolo di 19.108,91 euro.

A questo punto bisognerà aspettare la sentenza del giudice di pace. Quest’ultima potrebbe fare da apripista a chi si è ritrovato con un pugno di lire in mano e non si rassegna. Un piccolo esercito, visto che quando:

“la Consulta ha dichiarato illegittima la norma che anticipava di due mesi il termine delle conversioni, in Banca d’Italia si sono presentati in 218 consegnando la bellezza di 4 miliardi e 650 milioni di lire (oltre 2 milioni e 400 mila euro). Si stima che nei cuscini e nelle scatole di scarpe d’Italia sia nascosto l’equivalente di un miliardo e mezzo di euro. «Solo il nostro studio sta seguendo una cinquantina di casi — aggiunge l’avvocato Marino —. Un signore di Napoli ha trovato 140 milioni in una cassetta di sicurezza, un altro in Sicilia si è accorto che erano nei vasetti di pomodori” riporta infine il Corriere.

Fonte: Corriere.it