Varoufakis: “Draghi prigioniero di regole ridicole, come lo sarà Lagarde”

28 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

In Italia la presidenza Bce di Mario Draghi è ricordata per il “Whatever it takes” che “salvò l’euro”, e per il “Quantitative easing” che appiattì gli spread fra i rendimenti di centro e periferia d’Europa. In Grecia, però, la gerarchia dei ricordi è ben diversa.
Difficile dimenticare, per loro, la stretta alla liquidità per le banche che si tramutò in una drammatica corsa agli sportelli nella prima metà del 2015, lo stesso anno in cui il popolo ellenico decise, nonostante questa pressione, di respingere con la via del referendum i termini del Memorandum negoziato con la Troika.

Al termine del mandato di Draghi, quello che allora fu ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha deciso di assolvere l’italiano dal peso di questa responsabilità. Infatti, ad essere colpevoli di questo atto (definito ai tempi come “terrorismo dallo stesso Varoufakis) sono quei vincoli europei che renderebbero la Bce incapace di agire come una vera banca centrale.
Limiti con i quali la neo eletta presidente Christine Lagarde, altra vecchia conoscenza di Varoufakis come direttrice del Fmi e membro della stessa Troika, dovrà fare i conti.

Draghi e la crisi greca

“…Sono volato a Francoforte per incontrare Draghi per la prima volta”, ricorda Varoufakis in un commento pubblicato su Project Syndacate, “si potrebbe pensare che un ministro delle Finanze della Zona euro appena nominato, che era appena riuscito a potenziare in maniera significativa le attività finanziarie del suo Paese, sarebbe stato aiutato dal suo banchiere centrale. Invece, il consiglio di amministrazione della Bce decise lo stesso giorno di interrompere l’accesso delle banche greche alla liquidità dell’euro.
Non sorprende che le azioni societarie e bancarie greche siano crollate, cancellando i guadagni del giorno precedente. In qualsiasi altro paese”, prosegue l’ex ministro, “tale posizione del banchiere centrale sarebbe insostenibile. Il mandato di una banca centrale è di aiutare gli sforzi del governo per stabilizzare la finanza e sostenere l’economia. Nella Zona euro, tuttavia, i vincoli politici costringono la banca centrale a infliggere il tipo di danno che la Bce di Draghi ha inviato sulla nostra borsa quel pomeriggio di febbraio.
Sotto la guida di Draghi, la Bce ha violato la raison d’être di una banca centrale in altre occasioni. Tra febbraio e fine giugno 2015, Draghi ha alimentato ripetute corse agli sportelli bancari in Grecia” ricorda Varoufakis, “mentre qualsiasi banchiere centrale in qualsiasi altro luogo avrebbe garantito il pieno sostegno al sistema bancario in tali circostanze, Draghi ha fatto il contrario”.

Ma secondo l’ex ministro greco Draghi “non è personalmente responsabile”.

Sapevo, contrariamente a quanto affermava la propaganda ufficiale, che [Draghi] era il banchiere centrale meno indipendente nel mondo sviluppato. Aveva bisogno dell’approvazione dell’Eurogruppo – essenzialmente quella del ministero delle finanze tedesco – per prestare alle banche in fallimento in Italia, Spagna… Per ottenere quel permesso, ha dovuto fare come gli era stato detto riguardo alla Grecia. E ciò significava sottomettere un governo greco che insisteva nel discutere ciò di cui il governo tedesco non voleva discutere: una ragionevole ristrutturazione del debito”, afferma Varoufakis.

La Bce di Draghi ha certamente tirato fuori strumenti inediti, ma essi sono stati sempre sottoposti a controlli che Varoufakis definisce inadeguati per una banca centrale che voglia fare il proprio lavoro adeguatamente. Lo stesso Qe, suggerisce l’ex ministro ellenico, sarebbe da intendersi come uno strumento in grado di indirizzare gli acquisti verso i Paesi che ne hanno più bisogno, senza seguire gli equilibri nella partecipazione del capitale Bce (capital key) i quali impongono di acquistare in primis bund tedeschi.

“Forse un uomo più coraggioso si sarebbe rifiutato di fare quelle cose. Ma nessuno può provare rabbia perché qualcuno dimostra di non essere un eroe.
Ciò che conta oggi è che Lagarde dovrà lavorare esattamente con gli stessi vincoli ridicoli. Gli europei dotati di sensibilità dovrebbero essere ad essi molto ostili”.