Usa, economista ex Fed: recessione entro due anni

28 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Gli Stati Uniti sono destinati a sprofondare in una nuova fase di recessione nel giro di due anni massimo. Ne è convinto l’economista Adam Posen, secondo il quale i programmi di stimolo fiscale eccessivi promessi dal presidente Donald Trump renderanno l’economia insostenibile.

Il presidente del Peterson Institute for International Economics, ha detto all’emittente CNBC che gli obiettivi per una crescita del Pil del 3% o più sono irraggiungibili alla luce della produttività e dei tassi di occupazione attuali negli Stati Uniti. L’opinione dell’ex economista della Fed di New York – ha ricoperto l’incarico a metà Anni 90 – i maxi piani di taglio alle tasse e di de-regulation previsti dal presidente americano intrappoleranno il paese in un ciclo economico che a un primo boom vedrà susseguire una fase di crollo.

Posen spiega la sua tesi citando alcuni dati su occupazione e produttività: “la forza lavoro sta crescendo di appena lo 0,5% e il livello di produttività è all’1%, pertanto non sono realistici gli obiettivi di crescita del 3-4%. Se la disoccupazione si trova, sfortunatamente, alla sua percentuale più bassa possibile, non si può migliorare la situazione”.

Secondo la Fed di Atlanta nel primo trimestre del 2017 la prima economia al mondo registrerà una crescita di appena lo 0,9%, un dato che cozza con le stime ufficiali del governo e di altri economisti più ottimisti. Negli ultimi anni, dal 1949 per esattezza, in Usa ci sono stati 11 periodi di recessione e 11 fasi di ripresa. La ripresa attuale è indubbiamente la più lenta dal 1949 e presto diventerebbe anche la più lunga. Dati alla mano, il Wall Street Journal si è allora chiesto se un tasso di espansione dell’attività Usa del 2% di media non è forse la nuova norma a cui abituarsi.

Dal secondo trimestre del 2009, l’incremento del Pil Usa è in media di un mero +2,1%, un tasso di crescita decisamente deludente rispetto ai periodi di ripresa passati (vedi grafico in fondo). Come scrivono i banchieri e accademici John Fernald della Fed di San Francisco, Robert Hall della Stanford University, James Stock di Harvard e Mark Watson della Princeton University in una ricerca che verrà inserita nei Brookings Papers sull’attività economica, per un po’ di tempo si presume che “la crescita vista durante la fase di ripresa non sarà più alta di così“.