Usa contro Cristoforo Colombo: simbolo genocidio

4 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

Si allarga la guerra delle statue negli Stati Uniti d’America dove da settimane sta montando una polemica che guarda alla rimozione dei monumenti dei generali confederati della Guerra di Secessione tra cui quella del Generale Lee, una polemica sfociata nei fatti di Charlottesville dove una donna è stata uccisa durante una manifestazione.

La polemica arriva a colpire il genovese Cristoforo Colombo una cui statua in bronzo è stata decapitata in un parco a Yonkers a nord di New York . Stessa scena anche in Texas e Baltimora. Ma perché questo accanimento contro l’esploratore italiano?

Le statue di Colombo sono considerate veri e propri simboli razzisti e lo stesso Colombo un simbolo del genocidio perpetrato contro i nativi in Nordamerica. Da qui molte città hanno cominciato ad eliminarle  fino a che a Los Angeles, il consiglio comunale ha deciso di cancellare la festa nazionale del Columbus Day con l’Indigenous People’s Day, la Giornata dei Popoli nativi e Indigeni, una giornata di commemorazioni delle popolazioni indigene, aborigene e native, considerate vittime del genocidio.

Angoscia hanno espresso ovviamente gli italo-americani dinanzi alla proposta e hanno così mosso obiezioni, sostenendo che cancellando il Columbus Day si sarebbe cancellata una parte del patrimonio a stelle e strisce. Da qui l’idea di mantenere la festa e spostare l’Indigenous People’s Day ad un’altra data.

Farci festeggiare in qualsiasi altro giorno sarebbe un ulteriore ingiustizia.

Così ha commentato Chrissie Castro, vicepresidente della commissione indiana della città di Los Angeles che ha rincarato la dose.

I legislatori devono smantellare la celebrazione di un genocidio delle popolazioni indigene sponsorizzato dallo Stato.

Contro la decisione adottata da Los Angeles si sono mobilitate altre città come Seattle, Denver e Albuquerque che stanno lottando per mantenere la festa del Columbus Day. Chi la spunterà?