Unipol, Berlusconi condannato perché agì da capo politico

4 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Non solo Silvio Berlusconi ha ascoltato la telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella quale l’allora leader dei Ds chiedeva all’ex numero uno di Unipol “Allora abbiamo una banca?” ma il suo ruolo è stato fondamentale perché quella conversazione, ancora coperta dal segreto istruttorio, fosse pubblicata su Il Giornale.

Lo hanno scritto i giudici della quarta sezione penale nelle motivazioni della sentenza con la quale il 7 marzo scorso hanno condannato Silvio Berlusconi a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio con il fratello Paolo.

L’incontro a cui fa riferimento la sentenza è quello del 24 dicembre 2005, quando Paolo Berlusconi vide il fratello ad Arcore insieme a due imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, quest’ultimo titolare della società che faceva le intercettazioni telefoniche per la procura di Milano. Per i giudici in occasione di quell’incontro la telefonata fu ascoltata da Silvio Berlusconi. Infatti, come scrivono nelle motivazioni della sentenza, “deve piuttosto ritenersi che quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc”.

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, infatti, l’ex premier non avrebbe sentito la telefonata perché durante l’incontro si assopì per la stanchezza e perché il computer con cui avrebbero dovuto sentire la telefonata non funzionò. Circostanze a cui il tribunale non ha creduto.

Per i giudici della quarta sezione penale di Milano non è credibile che il Cavaliere non sia mai stato messo al corrente dell’esistenza della ormai famosa intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte a proposito del tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol. In fase di udienza preliminare, il leader del Pdl aveva dichiarato “di essere assolutamente contrario alle intercettazioni che considera barbarie perché contrarie al diritto di segretezza delle comunicazioni, sancito dalla Costituzione quale espressione del diritto di liberta dell’individuo”, ricordano i giudici.

Berlusconi davanti al gup “ha aggiunto che mai avrebbe consentito di ascoltarne una in casa sua né suo fratello glielo avrebbe mai proposto”. Un’affermazione che il collegio persie duto da Oscar Magi scrive che “non è credibile né in generale né tantomeno alla luce di Silvio Berlusconi”.

La pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino (ex segretario dei Ds) e l’allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte (“Abbiamo una banca”), aveva bisogno del via libera di Silvio Berlusconi, per “la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino”, si legge nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Milano, “non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata fatta peraltro ascoltare a casa sua, fosse poi pubblicata”.

I giudici del tribunale di Milano nel condannare Silvio Berlusconi a 1 anno di reclusione hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche all’ex premier tenendo conto “della sua qualità di pubblico ufficiale” e “della lesività della condotta nei confronti della Pubblica Amministrazione”.