Unioni civili, PD si gioca la faccia e rischia di cadere

22 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Sulle unioni civili il PD e il governo ci mettono la faccia, rischiando di cadere sul voto di fiducia sul maxiemendamento prima e sulla “stepchild adoption” poi. Renzi all’assemblea Pd ha evocato l’ipotesi di un’intesa per un nuovo testo sulle unioni civili con Nuovo centro destra, partito conservatore con cui è alleato nella coalizione di governo. Il partito è guidato da Alfano, non conta grandi numeri in parlamento e ha già espresso piena contrarierà al capitolo sulle adozioni.

Per ottenere l’appoggio, il governo stralcerebbe quindi la stepchild adoption su un nuovo testo sul quale probabilmente dovrebbe essere costretto a porre una seconda fiducia. “Serve un accordo di governo o un’intesa parlamentare per chiudere in pochi giorni“, ha dichiarato il premier. Sul capitolo delicato delle adozioni Renzi ha detto che pensa che “non possano esserci bambini di serie A e di serie B“. Tuttavia Matteo Renzi non ha risposto all’esplicita domanda se le adozioni verranno stralciate.

In tutti i casi il governo è pronto a mettere la fiducia su un maxiemandamento al testo, senza però il capitolo 5 sulle adozioni. “Che paura possono fare due persone che si amano?” si è chiesto retoricamente Renzi. “Che paura possono fare quelle che chiedono di avere un’unione fra di loro. A me fanno paura quelli che si odiano non quelli che amano“.

In caso di sconfitta, il governo cadrebbe su una norma che sembrava dovesse passare con l’aiuto del MoVimento 5 Stelle. Il movimento è favorevole al ddl Cirinnà ma è si è opposto per la sua contrarietà al ‘canguro’ che con il raggruppamento degli emendamenti dal disegno di legge del PD avrebbe consentito di sveltire l’iter parlamentare.

A giudicare da quanto riferito dalla deputata Monica Cirinnà firmataria del testo, il M5S, prima forza parlamentare all’Opposizione, aveva stretto un accordo di massima con il Partito Democratico per votare la legge sulle unioni civili. “Sapevo che non mi dovevo fidare del M5S, la mia carriera politica finisce qui“, è arrivata a dichiarare dopo essersi sentita tradita sul cosiddetto supercanguro.

Il voto sul testo delle unioni civili si terrà in settimana, mentre quello sul diritto all’adozione del figlio naturale di uno dei due partner all’altro membro della coppia omosessuale non si sa. Il M5S ha ribadito la sua contrarietà, sacrosanta in termini di coerenza, al supercanguro, perché questo sarebbe una violazione del regolamento parlamentare e “l’apertura dell’autostrada verso la dittatura“, secondo Di Maio.

Allo stesso tempo, l’ostruzione per garantire i diritti a deputati e senatori rischia di essere decisiva per togliere diritti a chi invece pensava di averli finalmente conquistati: le coppie dello stesso sesso. L’Italia in questo senso rappresenta ancora un’anomalia in Europa ed è stata più volte ripresa dalla Corte europea dei diritti umani.

I precedenti

Non sarebbe la prima volta che l’esecutivo cade su un provvedimento ostacolato dalla Chiesa cattolica riguardante le unioni civili. Ai tempi del governo Prodi II, nel 2008 il governo cadde ufficialmente con il voto di fiducia contrario al Senato di gennaio, a causa del ‘tradimento’ degli esponenti di Udeur e di Italia dei Valori, passati nelle file dell’opposizione.

Qualche mese prima, in molti se lo ricorderanno, Prodi aveva tuttavia già rassegnato le dimissioni, poi respinte in seguito all’approvazione della fiducia al governo. A innescare la prima e decisiva crisi di governo fu la mancanza del quorum sul voto al rifinanziamento della missione in Afghanistan, a cui si opposero due esponenti dell’estrema sinistra, Rossi e Turigliatto.

Ma in realtà a non fare pervenire il governo Prodi alla maggioranza in aula, garantita sino a quel momento, furono i due senatori a vita Andreotti e Pininfarina. I due veterani si astennero quando fino a quel momento avevano sempre votato compatti al governo in politica estera. Il motivo non dichiarato? I senatori a vita erano invece contrari ai contratti ‘DiCo’, unioni civili alternative al matrimonio che l’esecutivo si apprestava a lanciare.