Economia

Unione Europea, quanto costerebbe l’ingresso dell’Ucraina per i paesi europei

Il tweet del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, annunciando il via libera ai negoziati di adesione nell’Unione Europea per l’Ucraina e la Moldova, è stato un colpo di scena per tutti. Il messaggio è giunto alle 18.25 del 14 dicembre 2023, dopo soli otto ore di negoziati tra i capi di Stato e di governo al vertice di Bruxelles.

C’era il rischio che l’Ungheria di Viktor Orban avrebbe posto il veto sull’entrata dell’Ucraina, ma questo è stato superato dopo frenetiche trattative andate avanti per giorni. Alla fine la formula trovata per far passare il via libera è stata quella della decisione approvata formalmente dai leader, con Orban che non ha votato a favore ma si è astenuto, uscendo dall’aula al momento del via libera. La votazione in sala è stata così unanime.

Diventano così nove i paesi candidati come nuovi membri all’Unione: le già citate Ucraina e Moldavia, poi la Georgia e sei Stati dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia). Un’adesione che costerà caro ai paesi europei: stando ai numeri, infatti, allargare le dimensioni dell’Unione costerebbe/costerà ai membri attuali dell’Unione 257 miliardi di euro in sette anni. L’ingresso della sola Ucraina è stimato a 186 miliardi di euro. I conti sono contenuti in un documento della Commissione europea, pubblicato dal Financial Times.

La giornata del 14 dicembre al Consiglio Europeo

La sedia vuota di Viktor Orban, mentre gli altri 26 leader del Consiglio europeo votavano a favore dell’adesione di Ucraina e Moldavia, è diventata l’immagine simbolo di questa prima giornata del summit di Bruxelles e rappresenta l’elemento chiave che ha contribuito alla rapida risoluzione dei negoziati. L’esito inatteso del Consiglio è stato infatti favorito dalla scelta di Orban di lasciare l’aula nel momento della decisione. Secondo fonti interne, questa è stata un’assenza concordata e costruttiva. “Ho sentito che il premier ungherese avrebbe usato il suo potere di veto, ma non lo ha fatto. Orban era ben consapevole della decisione che stavamo prendendo”, ha detto il premier belga, Alexander de Croo, a margine del vertice Ue.

Lo stesso Orban ha spiegato meglio la sua posizione, su un video pubblicato sui social:

La posizione ungherese è chiara: l’Ucraina non è preparata per l’avvio dei negoziati di adesione. È una decisione completamente insensata, sbagliata e irrazionale e l’Ungheria non cambierà la sua posizione. Dall’altra parte, 26 Paesi hanno insistito che venga presa questa decisione. Perciò l’Ungheria ha deciso che se i 26 lo vogliono fare, lo facciano a modo loro ma l’Ungheria ha deciso di non condividere questa cattiva scelta e ha deciso di non prendervi parte.

Giorgia Meloni ha invece manifestato apprezzamento per l’esito del voto odierno e ha rivendicato il ruolo negoziale dell’Italia. Questa mattina, durante i lavori del Consiglio, la premier ha avuto un incontro faccia a faccia con Orban, che precedentemente aveva discusso con i presidenti del Consiglio e della Commissione UE, Charles Michel e Ursula von der Leyen, oltre al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Olaf Scholz. Grazie all’impegno dei leader chiave dell’UE, è stato evitato il veto dell’Ungheria, che ha ricevuto come “consolazione” oltre 10 miliardi di euro di fondi di coesione sbloccati dalla Commissione.

Quanto costerebbe l’entrata dei paesi agli Stati dell’Unione Europea

Ma se tutti i leader europei, o almeno la maggior parte, applaudono a questo nuovo allargamento, accogliere nove nuovi membri all’interno dell’UE costerebbe ai membri esistenti 256,8 miliardi di euro, con la sola Ucraina che se ne assicurerebbe 186. Lo rivela un documento interno del Segretariato del Consiglio dell’Ue e visionato dal Financial Times.

L’enorme costo dell’allargamento è stato rivelato quando 51 leader europei si sono recati a Granada, in Spagna, per un incontro della Comunità politica europea e per discutere i prossimi passi per i nove vicini in coda per aderire all’UE. “Tutti gli Stati membri dovranno pagare di più e ricevere di meno dal bilancio dell’UE; molti Stati membri che attualmente sono beneficiari netti diventeranno contribuenti netti”, si legge nel documento e che riporta il Financial Times. Quindi allargamento significa che i Paesi europei, Italia compresa, dovranno pagare di più e ricevere di meno.

Gli attuali Stati dell’Unione Europea vedrebbero una riduzione di circa il 20% nei sussidi agricoli nel bilancio. Nel dettaglio, se l’Ucraina fosse inclusa, riceverebbe 96,5 miliardi di euro dalla politica agricola comune europea nel periodo di sette anni (2021-2027). Le assegnazioni per la politica agricola comune diminuirebbero notevolmente per gli Stati membri esistenti. La Francia vedrebbe una diminuzione da 72 a 57 miliardi di euro, la Spagna da 52 a 41 miliardi di euro, la Germania da 47 a 37 miliardi di euro e l’Italia da 43 a 34 miliardi di euro.

L’ingresso di nove nuovi Paesi nell’Unione Europea comporterebbe un aumento del 21% nel bilancio complessivo, portandolo a 1.470 miliardi di euro, pari all’1,4% circa del reddito lordo dei 36 Paesi. Con l’adesione dell’Ucraina, il paese avrebbe diritto anche a 61 miliardi di euro in pagamenti dai fondi di coesione europei, destinati a migliorare le infrastrutture negli Stati membri più poveri. Tuttavia, l’ingresso di nove nuovi Stati membri significherebbe che Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Slovenia, Cipro e Malta non avrebbero più diritto ai finanziamenti per la coesione.